L’anno prossimo a Gerusalemme
7 Gennaio 2016
Egregio direttore,
Troverei la lettera sulla cosiddetta “questione palestinese” del signor Barone divertente se non fosse allucinante. Divertente per la prosopopea con la quale tenta di infarcire di contenuto una modalità che ne è totalmente priva. Allucinante per tutta la premessa nella misura in cui non dice assolutamente nulla, se non utilizzare i soliti triti e sciocchi stereotipi antisemiti che se aperti e guardati, sono talmente inconsistenti da presentare la propria natura di pregiudizio anche al più disattento dei lettori. Una retorica vetero sessantottina pervasa di profonda inconsistenza che prosegue con una serie di fantasiose storie che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti.
É bene ricordare che la presenza ebraica in Israele risale ai tempi di Abramo, ai tempi di Isacco e di Giacobbe, ai tempi del Re David, ai tempi di Salomone e anche ai tempi di Gesù che è bene ricordarlo nacque ebreo e visse da ebreo, tutto testimoniato ampiamente da ritrovamenti archeologici e non da allucinate teorie.
Qualche ripetizione di storia ma anche di cronologia non guasta. A cavallo tra 1800 e 1900 la regione denominata come palestina era sotto controllo ottomano. Gli inglesi gestirono la regione all’indomani della prima guerra mondiale fino al 1948.
Se poi il nostro autore è così interessato a rappresentare la storia degli arabi, che risiedevano in quel luogo prima della costituzione dello Stato d’Israele, perché non raccontare che il gran muftì (la più alta autorità religiosa islamica) di Gerusalemme, durante il secondo conflitto mondiale, era alleato di Hitler, e si attuò per arruolare quanti più musulmani possibile nella divisione islamica delle waffen SS che fu artefice di atroci stragi nei balcani?
Corre l’obbligo inoltre di ricordare che una presenza ebraica in Eretz Israel (terra d’Israele) c’è sempre stata indipendentemente dalle varie occupazioni succedutesi all’impero romano, anche questo elemento ampiamente documentabile, diversamente da tutte le teorie poste dal nostro.
Costituire lo Stato d’Israele, come il nostro sembra suggerire, in altri luoghi non solo ne avrebbe snaturato il significato ma avrebbe posto lui e tutti quelli che come lui hanno abbracciato la così detta “causa palestinese”, nella condizione di prendere la parte degli altri Popoli, questi però realmente esistenti, in funzione sempre anti-israeliana. Sottolineo questo perchè non torvo neppure una sola parole di preoccupazione per quanto riguarda i palestinesi colpiti dal conflitto siriano…..ma forse la lettura della storia attraverso la lente dell’ideologia complottista, che tutto deforma, porta il nostro paladino ad attribuire ad Israele anche la responsabilità di quella tragedia. Deve essere davvero frustrante vivere in un mondo nel quale gli ebrei, che sono ad andar bene 15 milioni in tutto, hanno così tanto potere!
Forse sarebbe meglio riflettere sul fatto che proprio l’attribuzione di ogni responsabilità per tutti i mali del mondo allo Stato d’Israele si mostra essere identica alla strategia utilizzata dalla propaganda nazista per la messa in atto della Shoah, e prima ancora dai protocolli dei Savi di Sion da parte della Russia zarista e, andando ancora più indietro, dall’inquisizione nei confronti degli ebrei come popolo e di ogni singolo ebreo come persona. Risulta infatti evidente a chiunque si prenda la briga di percorrere la storia degli ultimi duemila anni che l’antisionismo è la continuazione dell’antisemitismo che lo è stato e lo è dell’antigiudaismo. A mio parere, sarebbe meglio che, prima di fare determinate affermazioni o congetture, il signor Barone si fermasse a riflettere lungo quale “scia di pensiero” si sta incamminando.
La proclamazione del rinato Stato d’Israele avviene a seguito di una risoluzione ONU. Sono stati gli arabi a rifiutare la possibilità di costruire uno stato loro indipendente e al fianco dello Stato d’Israele. Inoltre non si capisce, per quale strana ragione nessun palestinese abbia mai rivendicato la necessità di costituire uno stato nelle terre “palestinesi” non amministrate da Israele fino al 1967. Perché, per esempio, non ci sono state rivendicazioni nei confronti di Egitto e Giordania che fino al 1967 amministrarono Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme? La risposta è chiara perché la questione palestinese è pretestuale all’odio antiebraico, altrimenti i fatti dimostrerebbero un altro atteggiamento dei cosiddetti palestinesi e dei loro supporter esterni.
Come mai la leadership palestinese quando Israele si è ritirata unilateralmente dalla striscia di Gaza non ha cominciato a porre le basi per la costituzione di uno Stato, ma ha scelto di cominciare ad armarsi per colpire le città israeliane, come è stato dimostrato, per l’ennesima volta dal 2005, nell’estate del 2014?
Forse il signor Barone, che mostra di conoscere tanto bene il così detto popolo palestinese, potrà illuminarmi su questo dato: perché c’è lo 0% di ebrei nella zona sotto controllo arabo dell’autorità palestinese, e quasi 2 milioni di arabi nelle zone sotto controllo ebraico? Da che parte possiamo vedere una discriminazione?
Ritengo sia importante che persone come l’autore della lettera dimostrino tutta la loro pochezza intellettuale, infangando la memoria di chi ha subito la Shoah come mio nonno e sua mamma morta nel campo di sterminio di Auschwitz . Ritengo importante che persone come il signor Barone parlino perché ciò dimostra che per alcuni il significato della giornata delle memoria, il 27 gennaio, è ancora del tutto assente. La giornata della memoria, non serve al Popolo ebraico che ha vissuto sulla propria carne la tragedia e molto bene la ricorda. La giornata della memoria è stata istituita perché chi ha permesso che la Shoah avvenisse tacendo o agendo, quella società che ha permesso che il tentativo di sterminio del Popolo ebraico fosse attuato, si rendesse conto di questo immane crimine ed imparasse dai propri errori a non farlo accadere di nuovo.
Sono sionista perché il mio popolo ogni anno da secoli ed anche quando si trovò rinchiuso nei campi di sterminio durante le notti di Pasqua affermava “L’anno prossimo a Gerusalemme”.
Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia



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