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Peccei oggi non potrebbe entrare in Fiat

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24 agosto 2011

 Gentile direttore,

Vorrei intervenire anche nella discussione che oppone il Signor Gelosia ed il Professor Barone. La prima considerazione che mi sento di fare è che, da troppo tempo ormai, vedo quando si parla di questioni attinenti al lavoro, l’utilizzo diffuso del luogo comune. Il Sig Gelosia crede,come molti in Italia, che i problemi complessi si possano risolvere con decisioni semplici. Questo vale per la questione delle provincie, che si possono “cancellare con un tratto di penna”, senza preoccuparsi del personale che se la caverà egregiamente, grazie “agli ammortizzatori sociali”. Stesso ragionamento per le maestranze della Fiat,che o accettano i diktat di Marchionne,oppure possono “andare al mare”. Fino a questo punto non sono stupito più di tanto. Questo è un modo di ragionare diffuso, pervasivo e rassicurante, che permette ai più fortunati di sentirsi in pace con la loro coscienza ed il loro perbenismo. Tutto sommato si può definire un problema stilistico. Certe affermazioni, a mio parere valgono quanto le frasi “non ci sono più le mezze stagioni”. Peccato che abbiano ripercussioni pesanti sui lavoratori. Se invece andiamo ad analizzare i problemi in maniera più approfondita,  per quanto riguarda la Fiat per esempio, ci sono altri fattori che andrebbero valutati. La crisi del settore auto è a mio parere duratura ed irreversibile ,ed è da ingenui pensare che sarà risolta con l’azzeramento dei diritti dei lavoratoriper guadagnare in competitività. Il destino del motore endotermico,e dell’automobile così come li abbiamo conosciuti è destinato a mutare in tempi brevi. I paesi del nord Europa (Norvegia e Danimarca),che nel nostro immaginario collettivo vegono visti come tristi e forse un pò sfigati,hanno realizzati progetti interessanti,che in Italia appaiono chimere. Mi riferisco all’utilizzo del metano proveniente dal trattamento delle acque reflue per l’utilizzo da parte degli autobus urbani di Oslo,ed il progetto della Danimarca,per una incentivazione dell’utilizzo dell’auto elettrica,considerato che alcuni studi indicano il 2050 come l’anno entro il quale le auto a carburante verranno abbandonate. Credo che questi siano temi concreti su cui discutere. Ma il management della Fiat, a parte la produzione di auto a metano come la Panda, crede che il rilancio possa venire con l’ennesimo suv. Il Freemont come bacchetta magica. Questa è la principale differenza tra noi ed il resto d’Europa. Per lavoro ho modo di parlare con Professori universitari tedeschi. Se io propongo in Italia il recupero energetico di un salto d’acqua con l’utilizzo di una microturbina, quando mi va bene vengo deriso. Quando incontro il collega tedesco, questo si stupisce e mi chiede “Perchè non lo avete fatto? Cosi è tutta energia che va perduta!”. La differenza sta tutta qui,nell’incapacità che abbiamo di immaginare un diverso modo di concepire il nostro modo di vivere e lavorare. Siamo rimasti all’ottocento ed alle chiacchiere da Bar,agli schematismi mentali. E non contenti, ragionando unicamente nell’ottica riduzionistica e meschina, avversa a tutto quello che non sia guadagno e speculazione, abbiamo praticamente distrutto il valore della ricerca, e l’etica del lavoro. Un gran bel risultato. Ma nonostante i desiderata di molti, la crescita infinita ed esponenziale non è realizzabile, è il mito ed il vangelo di un capitalismo morente ed ottuso e miope. E le ragioni vanno ricercate in principi fisici fondamentali ed universali,senza scomodare l’ideologia. Il sistema evita il collasso con un deciso cambio di paradigma ,non aumentando il numero dei servi, che devono rinunciare a diritti fondamentali,con l’illusione che il mercato possa assorbire chissà quali nuovi oggetti. Sono più di trent’anni che le cassandre ci avevano avvertito. Peccei era un manager proprio Fiat. Al giorno d’oggi in Fiat non potrebbe neanche entrare.

Cordiali saluti

Mauro Icardi

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