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Registro di battesimo e verità

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20 novembre 2008

Egregio Direttore,
Se posso (se gradito) vorrei essere d’aiuto al Signor Tonino, il quale si domanda “Cosa c’entra il registro del battesimo con la verità?”. Tonino avrà di certo compreso la frase di Valerio Crugnola, che specifica l’intenzione dei promotori: è “volta a far annotare sui registri dei battezzati la dichiarazione di non appartenenza alla chiesa cattolica e di nullità degli effetti statistici e giuridici del battesimo”. Gli atei sanno bene che non è
possibile cancellare un fatto avvenuto, come se mai fosse avvenuto, infatti lo scopo non è quello di ottenere una cancellazione della registrazione dal registro, ma quello di apporre a fianco una nuova annotazione che aggiorni l’esistente, e che nella sostanza dica che il tizio interessato non vuole più essere cattolico. La Chiesa ne prende atto (anche perché obbligata da norme di legge) e, giustamente, informa l’interessato delle conseguenze “giuridiche” di tale decisione. Le conseguenze sono giuridiche rispetto al codice di diritto canonico, cioè rispetto alle norme interne alla comunità cattolica, ma ovviamente queste norme non hanno molta importanza per chi ha già deciso di andarsene. In qualche caso le conseguenze sono perfino desiderate: ad esempio, la privazione delle esequie religiose, di solito sono “manna dal cielo” per un ateo. Gli atei sanno pure che, secondo le convinzioni dei cattolici, il battesimo è un sacramento irreversibile, così come i cattolici dovrebbero ben sapere che, agli atei, di ciò non gliene frega nulla, poiché non riconoscono quelle convinzioni. Non c’è la volontà di cancellare l’effetto “spirituale” del battesimo, ma solo di annullare (con un atto di segno contrario) l’adesione data a suo tempo dall’interessato o da chi per lui. Non posso dar torto a Tonino quando scrive che: ” il professore infatti vuole … umiliare la chiesa cattolica”.
In effetti i toni sono un pochino aspri, hanno il sapore di uno sfogo, liberatorio. Su questo mi appello alla comprensione di Tonino, e di quanti
si sono sentiti infastiditi, e magari offesi: non è difficile capire che chi esce dalla religione, spesso lo fa perché ha percepito delle contraddizioni, delle storture, riguardo a tale religione, e in un primo tempo ha avuto la sensazione di essere stato abbindolato, tradito.
L’iniziale delusione lascia il posto al risentimento, quando il dubbioso non riceve risposte ma dogmi, che non fanno che aumentare le storture, oppure quando il dubbioso sente il gelo della comunità, che di fatto lo pone in quarantena. L’effetto domino; più si osserva la religione da un’angolazione diversa, più si vedono nitidamente le contraddizioni, e più cresce la sensazione di essere stati circuiti. L’umiliazione
della Chiesa è solo la reazione all’umiliazione subita (percepita), ad opera della Chiesa.
Rassicuro Tonino: di solito è un atteggiamento che riguarda una fase del cammino di un ateo, poi cambia, l’ostilità verso la Chiesa diminuisce o svanisce, a meno che la Chiesa stessa non ci metta del suo.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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