| Venti minuti di interrogatorio, domande che non hanno ancora chiarito del tutto la dinamica degli eventi; più una serie di indiscrezioni che confermano come la tragedia di via Sabotino a Tradate sia maturata nell’ambito di un rapporto coniugale da tempo alla deriva. Pietro Volontè, l’operaio che l’altra settimana ha ucciso a coltellate la figlioletta Giulia e la moglie Patrizia, è stato interrogato questo pomeriggio nell’ospedale di Tradate dal giudice per le indagini preliminari Ottavio D’Agostino. Volontè è in stato di arresto ma le sue precarie condizioni (ha tentato a sua volta di suicidarsi e ha dovuto essere sottoposto a due interventi chirurgici) non hanno consentito un esame istruttorio molto approfondito. L’indagato, stando ad indiscrezioni, non ricorda molti momenti di quel tragico pomeriggio; in particolare avrebbe "rimosso" a lungo la morte della figlia. Avrebbe invece confermato che tra lui e la moglie Patrizia le cose ormai non funzionavano più, che i litigi erano frequenti e che la donna aveva ormai intenzione di avviare la separazione; l’ennesimo litigio sarebbe così sfociato nel fatto di sangue. Altri due particolari: sarebbe confermato che Pietro Volontè da qualche tempo faceva ricorso a farmaci per calmare i nervi mentre – anche questa è una indiscrezione – gli inquirenti sarebbero ormai arrivati alla convizione che i due coltelli sequestrati nella villetta di Tradate dopo la strage non sarebbero stati impugnati dalla stessa persona. Marito e moglie, insomma, si sarebbero affrontati armi in pugno e da lì la lite sarebbe finita nel più tragico dei modi. |
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