«Varese non è più quella di 40 anni fa. E anche la scuola deve crescere»
La replica di Alessandra Bortolon alla controproposta presentata dalla direttrice didattica del primo circolo
Riceviamo e pubblichiamo:
Ecco comparire sui giornali una proposta di aggregazione delle scuole di Varese alternativa a quella approvata dalla commissione servizi educativi del Comune due settimane fa. Autore di tale proposta: un dirigente, la sig.ra Tam Baj. A seguito della anomala procedura seguita dalla signora nella presentazione del suo piano, è d’obbligo precisare che la commissione Servizi Educativi ha riunito la consulta scolastica, di cui la signora fa parte, ben tre volte.
Una prima volta la consulta ha dato indicazioni circa i criteri da seguire per la stesura del piano. In quell’occasione la signora Tam presentava una proposta totalmente difforme da quella che promuove oggi.
Una seconda volta i membri della consulta hanno portato osservazioni sull’ipotesi di piano, da noi predisposta; dette osservazioni in parte sono state accolte nella stesura della proposta finale, poi approvata a larga maggioranza in commissione.
- La terza volta è stata convocata nuovamente la consulta, solo a carattere informativo, al fine di illustrare la proposta definitiva del piano.
Era chiaro che non poteva essere quella la sede per presentare un proposta differente a quella approvata la settimana prima in commissione. La signora Tam aveva già presentato una sua ipotesi di piano, quando era stata invitata a farlo, e, in parte, è stata presa in considerazione.
Premesso ciò riguardo alla correttezza della procedura adottata dalla Commissione, vorrei replicare a due articoli sulla proposta Tam comparsi sui giornali locali. Uno di questi intitolava "SCUOLE, ECCO LA RIFORMA CHE PIACE AI PRESIDI". Bene, la nostra riforma non era pensata per piacere ai presidi, ma ai cittadini studenti e alle loro famiglie.
Il dirigente Tam, nell’attaccare i criteri con cui la Lega ha steso il piano, definisce assurdo il metodo di aver considerato le scuole e la loro ubicazione territoriale, su di una cartina. E’ facile replicare che finora le scuole venivano assemblate sulla base di sterili tabelle, e mai erano messe in relazione col territorio. Quanto al fatto che alcune aggregazioni, ora riprogettate, esistano da 50 anni, non è garanzia di funzionamento. Solo 40 anni fa, ad esempio sul muro di cinta dell’attuale Università, venivano attaccati ancora cavalli ed asini che portavano i carri con gli ortaggi all’allora piazza del mercato. Solo 40 anni fa io percorrevo via Magenta con i pattini senza correre grandi pericoli (forse anche la signora Tam); 40 anni fa i bersaglieri di Varese sfilavano dalla caserma fino al ponte dell’autostrada, occupando tutta la carreggiata; l’attuale viale Europa era un viottolo in mezzo ai prati, e 50 anni fa l’albergo del Campo dei Fiori era funzionante. Solo 40 anni fa la scuola media Pellico e la scuola elementare Sacco erano vicino a Palazzo Estense!!!
Bastano questi ricordi a dire che Varese non è più quella di 40-50 anni fa?
Non è più corretto un piano che si basi su uno studio del territorio in relazione alle scuole esistenti e alle dinamiche che oggi vedono gli alunni spostarsi verso le gli edifici scolastici? Ancora un’osservazione: non vedo che utilità ci sia nel creare poli scolastici da più di millecento alunni, assolutamente meno funzionali di poli da poco più di novecento. Che vantaggio ne avrebbe lo studente? Mi sorge un dubbio: quali sono i principi che ispirano la richiesta del dirigente Tam? Ha a cuore il bene degli studenti o conduce una guerra personale a questo piano solo per colpire una scuola che dà fastidio perché ha e mantiene una situazione di autonomia?
Alessandra Bortolon
Consigliere Comunale per il gruppo Lega Nord
e presidente della Commissione Servizi Educativi
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