Se italiani e stranieri si parlano fin dai banchi di scuola
Ha suscitato molto interesse il convegno di sabato 4 maggio sulla mediazione culturale
Esperienze a confronto nel convegno "Mediazione e identità culturali nella scuola" che si è svolto nella giornata di sabato scorso all’Aloisianum, organizzato dal Comune di Gallarate in collaborazione con la cooperativa sociale Punto Service.
L’occasione è stata importante per conoscere e confrontare le diverse esperienze di mediazione culturale nel mondo scolastico attivate in diverse realtà territoriali, con ampio spazio dato all’esperienza di Gallarate, che da qualche anno svolge importanti attività in questo campo nell’ambito scolastico tramite le stesse scuole cittadine in collaborazione con il Centro COME di Milano per quanto riguarda la formazione e con la Cooperativa "Mediazione Integrazione" di Varese per l’attività di supporto alle famiglie e agli alunni. Il progetto, finanziato e sostenuto dal Comune di Gallarate, è stato coordinato amministrativamente e operativamente dal II Circolo Didattico – "Scuola Polo", sostenuto da insegnanti incaricati dai vari Circoli didattici e Istituti cittadini.
Proprio alcune insegnanti delle scuole gallaratesi hanno esposto nel corso del convegno l’esperienza in atto, fin dalla nascita, nell’anno scolastico 1998/99, di un coordinamento comunale tra le scuole a fronte dell’aumento del numero degli alunni stranieri nelle scuole. Nel corso degli anni sono quindi stati organizzati corsi di formazione per docenti, incontri di formazione per facilitatori, interventi di mediatori culturali di madrelingua nelle scuole elementari e medie, traduzione della modulistica scolastica in varie lingue, laboratori interculturali nelle scuole materne, lavori di semplificazione di testi scolastici. Il progetto comunale di accoglienza è stato assunto dai Piani di Offerta Formativa delle scuole.
Importante l’intervento di mediazione linguistico culturale realizzato dalla Cooperativa "Mediazione Integrazione" di Varese, illustrato nel corso del convegno di sabato. I mediatori, chiamati dalla Direzione Didattica del II Circolo nell’anno scolastico 2000/2001 per il progetto "Alunni Stranieri " riguardante l’inserimento, l’integrazione, l’interazione culturale e la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica degli alunni in questione, ha innanzitutto avviato incontri individuali rassicuranti con i ragazzi, dando orientamenti di massima. Il lavoro per alcuni alunni è stato teso a recuperare eventuali divari tra il programma della scuola d’origine e quello della scuola italiana. I mediatori hanno avuto anche un ruolo di "contenitore affettivo" per tanti bambini immigrati, spesso in preda ad ansie, paure, nostalgie, a causa del loro "ricongiungimento" con famiglie che talvolta non conoscevano, non vedevano da anni, abituati a vivere in un altro Paese con i nonni, o con un solo genitore, e che avevano lasciato amici per arrivare in un luogo dove non conoscevano nessuno e avevano problemi di lingua.
Nelle relazioni dirette scuola-famiglia, i mediatori della Cooperativa varesina hanno raccontato di aver lavorato soprattutto per mettere in relazione i due partner educativi, facendo capire ai genitori il modello della scuola italiana: un lavoro che ha dovuto tenere presente che per tante etnie diverse, diverso è anche il ruolo della famiglia nei confronti della scuola, nonché l’importanza attribuita alla vita scolastica dei figli.
Esperienza di mediazione culturale sono state portate anche da altre realtà territoriali, in particolare da Napoli e provincia e da Arezzo.
Obiettivo del convegno, come sottolineato dallo stesso assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Gallarate Ivan Vecchio, e dalla cooperativa Punto Service, l’altra organizzatrice della giornata, era quello di diffondere e sensibilizzare alla cultura della diversità, fornendo stimoli di riflessione per migliorare e accrescere quanto si sta facendo in questo ambito difficile e delicato. È comunque da sottolineare che gli sforzi fatti hanno portato beneficio non soltanto ai singoli extracomunitari, ma anche ai ragazzi italiani da un duplice punto di vista: didattico, perché la presenza di facilitatori o mediatori evita ritardi nella programmazione, e sociale, in quanto la convivenza mediata e aiutata tra diverse culture amplia le conoscenze e la capacità di accoglienza dei nostri ragazzi che, un domani diventati adulti e cittadini, sapranno meglio contribuire alla crescita della città e della comunità nazionale. In tempi di globalizzazione è impensabile pensare di evitare il contatto con le altre culture: occorre tuttavia essere disponibili a ricevere, ma anche a dare ciò che di positivo appartiene al nostro essere comunità locale, alle nostre tradizioni e alla nostra cultura.
All’ingresso della sala dove si è svolto il convegno sono stati anche esposti pannelli con immagini dei lavori svolti nei laboratori alle scuole materne cittadine sul tema "Progetto Accoglienza".
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