Interventi nel sociale, il comune a che punto é?
Pecchini: «Bisogna coinvolgere associazioni e cooperative che già operano nel settore». Presentata un'interrogazione
A che punto è il comune di Busto Arsizio con gli interventi nel sociale? E soprattutto sono state coinvolte le associazioni e le cooperative della città che operano nel settore? Le domande sono di Maria Enrica Pecchini, consigliere di minoranza dei Progressisti per Busto. Sono indirizzate a sindaco e assessore ai servizi sociali in un’interrogazione che sarà messa all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale e che vuole fare il punto della situazione sulla stesura di un piano di zona, previsto dalla legge 328 del 2000. Legge che raggruppa le normative in materia di sociale come la 285 sul disagio giovanile o la 45 sulle tossicodipendenze. La definizione di un piano di zona per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali non è cosa di poco conto, visto che assegna una grande centralità ai comuni, come spiega il consigliere comunale. «Il piano di zona non è che una fotografia dell’esistente, che riesce per esempio a definire quanti sono i casi di minori trattati o quanti gli anziani che sono seguiti, quante le strutture e le risorse impiegate». In pratica è la necessaria diagnosi per definire in modo organico gli interventi e costruire dei progetti. Secondo la legge questo piano va presentato all’Asl e deve coinvolgere in maniera attiva le associazioni e le cooperative (tutto il privato sociale) che opera sul territorio. «Che mi risulti il privato sociale di Busto, che pur rappresenta un patrimonio ricco non è ancora stato contattato per redigere proposte e costruire questo piano la cui attuazione rappresenta il modo più organico per dare risposte adeguate a tutto un contesto sociale». Senza contare che la presentazione di progetti e del piano è utile per avere finanziamenti, specifica Maria Enrica Pecchini. «Finanziamenti che in passato l’amministrazione di Busto si è fatta spesso scappare dalle mani».
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