Dimissioni del presidente. Richiesta intempestiva

Bufere amministrative ma sull'Accam manca anche altro. Un'identità tutta da costruire e il presidente Tovaglieri delinea obiettivi e denuncia inadempienze

Ma cosa sta succedendo all’inceneritore Accam di Busto Arsizio? Quali bufere stanno attraversando i vertici del consorzio che raggruppa ventisette comuni del basso varesotto e dell’altomilanese. Perché è stata istituita una commissione di indagine e del neopresidente Giancarlo Tovaglieri, a poche settimane dalla sua designazione, è stata già chiesta la testa. Lo abbiamo chiesto a Tovaglieri, esponente del Carroccio di Busto Arsizio, scelto dal sindaco Luigi Rosa per traghettare il consorzio verso la sua privatizzazione. E il presidente di fronte alla richiesta di dimissioni sorride. «Che mi si chiedano per iscritto con motivazioni valide – dice – i fatti dicono che all’Accam c’è una situazione da sistemare e la richiesta di dimissioni è quanto meno inopportuna nel momento in cui a questa situazione io ho cominciato a mettere mano». 
I problemi nei piani alti ci sono e bisogna risolverli per garantire il futuro di una impresa che tratterà l’affare dei rifiuti. Un’impresa che ora è un consorzio ed entro giugno diventerà privata. Quali sono gli obiettivi per l’Accam? Per il sindaco Rosa i forni dell’impianto devono arrivare ad incenerire meno rifiuti. Per Tovaglieri il termodistruttore deve puntare sulla termovalorizzazione. Una struttura meno dannosa per l’ambiente e più efficace grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie che produca anche in termini di energia elettrica. «L’impatto sul territorio, grazie alle tecnologie già impiegate è di gran lunga minore rispetto al beneficio che i cittadini possono acquisire, un risultato confermato anche dai dati che escono dal monitoraggio continuo dei fumi dei camini, e che nei giorni scorsi si sono dimostrati al di sotto dei parametri di attenzione». Dati che sono stati consegnati anche al Comitato di Borsano che lo stesso Tovaglieri ha rassicurato: «All’Accam non si bruceranno ulteriori carichi provenienti dall’esterno del consorzio». 
Ma questo non vuole dire che se ne brucerà di meno. «Per problemi tecnici l’impianto è spesso sottoutilizzato e questo ha conseguenze sulla sua redditività». Perché i rifuti per il presidente sono un affare. Si smaltiscono, ma producono anche ricchezza come energia elettrica. E allora l’inceneritore deve riuscire ad impattare meno,  sfornare benefici per i cittadini e produrre anche avanzi di gestione da reinvestire nelle tecnologie. Una identità tutta da costruire che non può prescindere però dal quadro attuale.  
Rosa ha parlato di impasse gestionale e amministrativa, Tovaglieri parla di una situazione generale di confusione e non risparmia di denunciare inadempienze. Dovute a cosa? «Ad un impianto che con il tempo si è ingigantito senza adeguare la sua struttura gestionale» spiega. «La prima cosa che ho fatto è stata quella di prendere in mano lo statuto del consorzio ed ho scoperto delle carenze come la mancanza del direttore generale, una figura sostanziale, la cui assenza si è tradotta con il tempo in uno scoordinamento fra i settori e in responsabilità che rimbalzano da ufficio ad ufficio». Insomma una confusione di compiti di cui il presidente del Consorzio non fa misteri. Come non risparmia di imputare inadempienze allo stesso direttore tecnico Pedaci. «Occorreva rimuovere queste situazioni, ma nel farlo non ho trovato la collaborazione che ritenevo che il direttore tecnico dovesse prestarmi». Un esempio citato è il rifiuto di Pedaci di essere designato il responsabile dell’impianto come richiedeva una prescrizione della Provincia. «Una indisponibilità che poteva costare anche la sospensione dell’attività dei forni, un pericolo scongiurato con la nomina dell’ex presidente Antonio Rossini, una nomina a tempo dettata dall’emergenza».
In questo contesto si inserisce l’istituzione della commissione tecnico amministrativa. Il quadro e l’operatività dell’impianto risultano infatti avvolti dalla nebbia e secondo Tovaglieri chi (il direttore tecnico) doveva dare delle risposte che contribuissero a fare una fotografia del Consorzio si sarebbe defilato. Ben venga dunque la commissione. 
Molto caos, ma il presidente del consorzio sgombra il campo da dubbi su presunte illegalità. Mentre sulla questione del compenso sostiene trattarsi di un argomento pretestuoso per sollevare polemiche attorno al suo ruolo. «Se è legittimo essere criticato per il mio operato, ritengo allo stesso modo inaccettabile passare per una persona che ricopre questo incarico solo per uno stipendio» conclude.


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Pubblicato il 09 Ottobre 2002
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