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E se negli ospedali fossero impiegati infermieri stranieri. Se la carenza di personale specializzato è cosa nota, e qualche tempo lo stesso ospedale di Busto Arsizio denunciava la mancanza di almeno ottanta infermieri, perché non mettersi intorno ad un tavolo per studiare possibilità alternative, come l’impiego degli stranieri. La proposta è quella di Vittorio Di Mattei presidente dell’associazione Sir John che si occupa a Busto di integrazione, che nei giorni scorsi all’amministrazione comunale ha rivolto l’invito di mettersi attorno ad un tavolo per parlare appunto di carenza di personale infermieristico. Un tavolo come quello proposto all’Azienda ospedaliera dall’assessore ai servizi sociali Franco Mazzucchelli, ma allargato ai sindacati alle associazioni. E anche agli imprenditori come ha suggerito Luigi Maffezzoli, segretario della Cisl Ticino Olona in una nota. «Una buona integrazione è il modo migliore per prevenire emarginazione e problemi di ordine pubblico» scrive il segretario cislino. Un principio sottoscritto dallo stesso Di Mattei che sottolinea anche l’importanza della collaborazione fra diversi soggetti. Ma come assumere gli stranieri che nel loro paese hanno conseguito la qualifica di infermieri e in Italia non si vedono riconosciuti i titoli almeno nelle strutture pubbliche. Si perché se il problema dell’equiparazione c’è per queste ultime non esisterebbe invece per le cliniche private, dove gli infermieri stranieri sono impiegati. «Ma se è vero che esiste una emergenza cerchiamo una soluzione insieme e non limitiamoci alle parole, collaboriamo, gli stranieri non sono solo un problema, rappresentano davvero delle risorse». E il presidente di Sir John non manca di fare un appunto sulla collaborazione di interpretariato proposta all’ospedale, tanto apprezzata nelle parole, ma nei fatti mai realizzata. Una proposta quella di Di Mattei, condivisa anche da Luigi Maffezzoli. «Il territorio ha necessità di lavoratori provenienti dall’estero e non solo nel settore ospedaliero, le difficoltà a trovare nuovo personale riguarda più settori e alcuni mesi fa la stessa Confartigianato aveva denunciato il problema» ha affermato Maffezzoli, che aggiunge alcune considerazioni sull’attuale legge sull’immigrazione. «Una delle maggiori incongruenze della nuova legge e anche della precedente è quella che i lavoratori possono entrare in Italia con il permesso di soggiorno solo quando hanno una lettera di assunzione. Ma chi è quell’imprenditore disposto ad assumere un dipendente senza nemmeno vederlo in faccia?»A questo è da imputare il lavoro irregolare per il segretario. Ma c’è anche il problema della casa. «La legge prevede che il datore di lavoro deve procurare un domicilio idoneo per il lavoratore extracomunitario, ma nel mercato immobiliare di Busto non è certo un compito facile». Per questo per il segretario del sindacato e per Di Mattei va aperto un tavolo con l’amministrazione comunale al quale devono partecipare anche gli imprenditori. «In alcuni territori, anche vicini al nostro, sono stati raggiunti accordi sull’integrazione dei lavoratori stranieri, sulla formazione, sia di base che professionale, sulla casa. A Milano esistono fondazioni come la San Carlo e la Cooperativa Betel che da anni si occupano di questi temi. Sarebbe utile invitare dei loro rappresentanti al tavolo per valutare le loro esperienze».
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