Alfieri: “Ispra scippata di un ruolo europeo per colpa del Governo”
In Consiglio comunale un lungo dibattito sulla Costituzione europea
Il 12 settembre il consiglio comunale ha dedicato una riunione speciale sulla costituzione europea. Sono passati tre mesi, ma non si è spenta la volontà di entrare nel merito del futuro dell’Europa. Concluso con un niente di fatto il vertice europeo, serata migliore non poteva capitare per discutere due ordini del giorno, uno presentato dalla maggioranza e l’altro dal diessino Maresca e altri del centrosinistra. Il consigliere Alfieri, della Margherita è stato l’unico a parlare degli effetti negativi per il nostro territorio a causa di alcune scelte che vedrebbe coinvolto anche il nostro Governo. L’autorithy per il controllo dei processi chimici andranno a un centro finlandese e all’Italia, a sorpresa rimangono i controlli alimentari realizzati a Parma. Ispra a bocca asciutta quindi e questo avrà ripercussioni anche per il varesotto.
In consiglio comunale si sono confrontate due posizioni diverse con animi diversi. La maggiooranza ha fatto quadrato intorno alla difesa dell’operato del Governo e intorno alla definizione delle tradizioni a cui deve rifarsi la Costituzione europea.
La maggioranza unita, rappresentata da Cerini che ha letto un documento comune che ha fatto un chiaro richiamo alla necessità di indicare nel preambolo della carta costituzionale le tradizioni giudaico cristiane e al rispetto delle caratteristiche locali.
Maresca ha contestato il buon lavoro del Governo, ma soprattutto ha posto l’attenzione sulla questione delle radici. Citando anche l’intervento di Andreotti al meeting di Comunione e liberazione ha fatto presente che certi valori e tradizioni non sono solo del mondo cattolico. "Le fondamenta dell’Europa non sono solo patrimonio del cristianesimo. Perché dover mettere sempre un richiamo a questo nel preambolo della costituzione europea. Sono i Governi stessi, – ha affermato Maresca, – con una sorta di mercato delle vacche, ad aver affossato la discussione. Ognuno lavora per salvare i propri interessi nazionali che spesso sono privilegi. Non si confrontano destra e sinistra, ma nazionalisti ed europeisti”.
Fassa ritiene che la linea discriminante sulla concezione dell’Europa è quella che fa decidere le questioni a maggioranza e non all’unanimità. “Se si vuole un’Europa unita si deve rivedere la norma sulla maggioranza. Il diritto di veto, anche di un piccolo stato non rappresentativo significherebbe fare un’Europa delle lobby e non degli stati. Rispetto al richiamo delle tradizioni, questo condizionerebbe tutti facendo scivolare verso uno stato confessionale”. Per questo il consigliere ha proposto di aggiungere anche altre tradizioni che sono fondanti della storia europea.
Zappoli ha messo al centro del suo intervento il fatto che l’Europa non c’è, “altro che trionfo come dice il nostro presidente del consiglio”. Era un fallimento annunciato che dimostra come sia prevalsi interessi parziali. Il non parlare di popoli è una debolezza.
Alfieri ha lamentato il poco interesse dei consiglieri. “Siamo a un passaggio epocale da un soggetto economico a uno politico. Questo è stato fallito. Le responsabilità non sono certo solo del nostro Governo. A Bruxelles ha perso anche Varese. L’agenzia per il controllo delle sostanze chimiche doveva andare al Ccr e invece ce la siamo fatta scippare. Questo Governo nei fatti è antieuropeista”.
Nel dibattito i consiglieri di maggioranza hanno mantenuto la loro ferma posizione in merito alle radici dell’Europa escludendo la possibilità di allargarle così come proposto da Fassa. L’emendamento è stato bocciato perché votato favorevolmente solo dalla minoranza con l’eccezione di Zappoli che non ha partecipato al voto. Stessa sorte per il documento di Maresca.
Diverso il risultato dell’ordine del giorno di Pajetta della maggioranza approvato da tutti i consiglieri di Forza Italia, Lega e An.
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