Il medico? Il parto può fare a meno di lui
Il parere dell'esperto. Anche il neonatologo Massimo Agosti dà il via libera alle nascite a domicilio
«Il parto in casa ridà dignità alla donna e a un evento che oggi è troppo medicalizzato». E così anche Massimo Agosti, primario della neonatologia dell’azienda ospedaliera di Varese benedice le ostetriche sostenitrici del parto a domicilio. 
E l’opinione di Agosti ha ancora più valore se si pensa che la sua firma è posta in calce alla Legge Regionale che garantisce la libertà di scelta per le partorienti.
«In sostanza – dice Agosti – la norma fa chiarezza sulla questione. Partorire in casa non deve essere una scelta "carbonara", chi decide di non rivolgersi ai medici deve essere tutelato e garantito come chi lo fa. Ecco perché la legge traccia le linee guida che gli operatori devono seguire, in conformità con le raccomandazioni dell’organizzazione mondiale della sanità.
Quando la legge è stata approvata qualche collega ha protestato; forse sentivano venir meno il loro potere d’intervento, ma dovrebbero solo essere contenti del fatto che almeno una parte del lavoro, e tra l’altro quello che crea meno complicazioni, viene svolto da altri».
I parti in casa sono ancora un numero molto basso, solo lo 0,5 per cento rispetto alla totalità.
«Troppo poco, considerato che sta prendendo piede solo negli ambienti culturalmente più elevati».
Insomma, una rivoluzione culturale "al contrario": nascere in casa è roba da "ricchi", quanto meno di spirito.
Per questo l’azienda ospedaliera di Varese ha deciso di offrire comunque l’opportunità alle mamme di vivere, almeno in parte, l’esperienza del parto in casa: «All’ospedale di Cittiglio abbiamo allestito la stanza del parto dolce, un vero mini appartamento, isolato dal resto dell’ospedale.
Lì la coppia può affrontare il parto in intimità con la garanzia che avrà tutto il sostegno e l’apporto dei medici.
Una cosa è certa: bisogna lentamente recuperare il senso profondo della nascita, che è il momento centrale della nostra vita. Gli ospedali non sempre ci riescono».
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