Pochi i bambini e a Maccagno forse “salta” la prima media
Calo demografico e fuga delle giovani coppie alla base del problema. Forse, dal prossimo anno scolastico, 12 famiglie dovranno portare i loro bambini a Luino
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Ne mancano tre all’appello e la classe non si fa. Lo annuncia la vice-preside dell’istituto comprensivo di Maccagno Elisabetta Marotta che guarda preoccupata al futuro della scuola maccagnese e del paese sulle sponde del Verbano: «E’ la prima volta che ci capita. Per poter avere la classe con i relativi finanziamenti per l’attività didattica è necessario, secondo la riforma appena entrata in vigore, raggiungere la quota di 15 iscritti. Attualmente i bambini sono dodici». Se entro il primo luglio verrà confermato l’organico di diritto 12 famiglie dovranno mandare i loro figli a scuola a Luino: «In realtà una possibilità c’è ancora – aggiunge la vice-preside Marotta – ma bisogna sperare in una specie di ripescaggio che nel cosiddetto organico di fatto, che verrà emenato il primo luglio, potrebbe riassegnarci la classe anche se non raggiunge la quota stabilita ma, comunque, non ci darebbe i fondi per mantenerla». Si tratta di un problema che sta facendo arrabbiare un po’ tutti: insegnanti, genitori e amministratori, i quali per il momento non possono fare altro che aspettare la fine di questo mese. «Non troviamo giusta questa penalizzazione – continua la Marotta – la nostra scuola è sempre stata all’avanguardia per didattica e organizzazione. Per esempio: attuammo il tempo prolungato prima che divenisse obbligatorio, abbiamo sperimentato per primi l’autonomia scolastica, dedicavamo sei ore settimanali alle lingue straniere che poi sono state dimezzate per effetto della riforma». Un piccolo gioiello, insomma, che ha sempre risposto perfettamente alle esigenze territoriali ma che rischia di perdere i pezzi per strada perché se la classe non dovesse esserci l’anno dopo sarebbe a rischio la seconda media se le famiglie sceglieranno ancora Luino per continuità. Ma i problemi di fondo sono due. Il primo è il preoccupante fenomeno del calo demografico emerso in tutta la sua complessità alcuni mesi fa con la pubblicazione dei dati sulla popolazione in provincia di Varese. In provincia di Varese, come nel resto d’Italia, si fanno pochi bambini mentre aumentano gli anziani. Da crescita zero, però, in molte zone d’Italia si sta passando addirittura ad un decremento della popolazione residente laddove questo calo non è integrato dall’immigrazione. E Maccagno si dimostra un esempio calzante. Secondo problema è il costo delle case: Maccagno, infatti, non ha case popolari e il territorio, ad alta concentrazione turistica, è stato completamente sfruttato in orizzontale e poco in verticale. Molte villette e pochi palazzi. Conseguenza: prezzi inaccessibili alle giovani coppie e fuga di queste verso zone meno costose come, ad esempio, Mesenzana. Nei programmi elettorali il problema dei giovani appare in tutte e tre le liste elettorali anche se con toni diversi ma su una questione di fondo tutti sono d’accordo: bisogna dare lo stimolo ai giovani per farli rimanere a Maccagno, magari con case a prezzi calmierati. Pare così delineata la sfida che la nuova amministrazione dovrà sostenere: ringiovanire Maccagno. |
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