Sussidiarietà: quattro modelli per la cooperazione pubblico-privato
Teoria e prassi della sussidiarietà nei servizi sociali in discussione presso la Fondazione San Giacomo
Sottrarre spazi di potere agli enti pubblici ed affidarli all’iniziativa “dal basso” dei privati. Sembra questo il leitmotiv del concetto di sussidiarietà secondo l’interpretazione corrente. Ne è riprova quanto detto venerdì pomeriggio nella terza lezione del Corso di sussidiarietà tenuto dalla Compagnia delle Opere Altomilanese presso l’Auditorium della Fondazione San Giacomo a Busto Arsizio.
La lezione era dedicata alle case history del campo socio-sanitario, ma si è allargata a considerare ampiamente gli aspetti teorici. Due i relatori invitati dalla CdO: Maurizio Ettore Maccarini (foto), ricercatore della facltà di Economia dell’Università di Pavia ed il vicesegretario generale della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo.
L’argomento della giornata erano le delibere comunali in materia di servizi socio-sanitari viste nell’ottica della sussidiarietà, cioè della progressiva cessione di competenze degli enti pubblici a soggetti esterni (aziende, cooperative, fondazioni, associazioni no profit…) e comunque “più vicini” ai cittadini e alla società civile.
In apertura è stata offerta la possibilità di un question time: dal pubblico è stato contestato il recente «stravolgimento» delle norme urbanistiche imposto dall’alto dalla Regione come pessimo esempio di mancata sussidiarietà; in pratica la Regione non devolverebbe ai Comuni autorità e competenze, ma farebbe il contrario. Maccarini ha concordato con queste critiche, asserendo che «il Comune è ancora spesso visto come terminale dell’autorità statale o regionale».
Maccarini ha affermato che occorre stabilire un principio in base al quale la società possa riappropriarsi delle funzioni pubbliche: «altrimenti si va avanti a colpi di maggioranza, come si è visto, per esempio, sui buoni scuola». Dal pubblico che giunge dall’alto al privato sociale che si attiva dal basso, dunque.
Il docente ha quindi diviso la sussidiarietà nel campo dei servizi alla persona in quattro categorie, a seconda dei livelli di autonomia dall’ente pubblico e di libertà di scelta per gli utenti. La prima categoria, che Maccarini stesso ha detto non aver nulla a che fare con la vera sussidiarietà, è costituita dalle esternalizzazioni pure e semplici. Esse si hanno quando un ente locale appalta un servizio ad un’azienda, spesso creata ad hoc, sovente accampando giustificazioni di ordine economico che nel campo dei servizi sociali non si dovrebbero mai udire. Vi sono poi, in ordine di aderenza al modello ideale della sussidiarietà, i casi di sussidiarietà per progetto, valorizzazione di iniziative preesistenti di privati e, infine redistribuzione di risorse senza apparati istituzionali. Mentre nelle prime due l’ente pubblico ha via via meno potere sulle scelte strategiche e l’organizzazione del servizio, la terza prevede l’assegnazione di voucher – buoni spendibili presso un servizio accreditato – e la libertà di scelta da parte dell’utente.
Gli esempi pratici di delibere dei Comuni del Varesotto e dell’Alto Milanese esaminati durante la lezione mostrano che le amministrazioni tendono ancora a basarsi sulle esternalizzazioni, ma qualcosa inizia a muoversi nel senso indicato da Maccarini. «All’idea che il sociale debba essere coperto dal pubblico si sostituisce quella secondo cui l’accesso a beni e servizi passi attraverso soggetti privati che offrano qualità elevata e prezzi contenuti in accordo alle leggi di mercato» ha detto Maccarini citando Giuseppe De Rita. Il cittadino in balìa dei privati dopo esserlo stato del settore pubblico, dunque?
A difendere l’amministrazione regionale da accuse e sospetti è stato il vicesegretario generale della Regione Raffaele Cattaneo (foto), che ha lodato le iniziative prese dalla Giunta Formigoni in materia di sanità («una rivoluzione»), di buoni scuola, di voucher socio-sanitari per l’assistenza agli anziani e di legislazione sulla famiglia. Il binomio accreditamento/voucher è la chiave di volta del sistema: il cittadino, tramite il voucher, ha possibilità di scelta tra il pubblico e le strutture accreditate. In particolare in campo sanitario la legge regionale 31/97, ribaltando l’ottica dell’allora governo nazionale di centrosinistra, ha separato gli organi acquirenti di servizi (le Asl) da quelli erogatori (le Aziende ospedaliere) «per spezzare la tendenza del settore pubblico a far utilizzare i propri servizi». Tale separazione costituirebbe, secondo Cattaneo, una «regola aurea» applicabile universalmente per consentire l’emergere di una pluralità di attori socio-economici, capaci, attraverso la concorrenza, di migliorare i servizi e ridurne al contempo i costi.
Restano i dubbi, e molti, circa l’applicazione concreta di questa filosofia di cui il centrodestra si è fatto paladino. I puri dati numerici sul servizio sanitario sembrerebbero confortare la prassi seguita dal Pirellone; molto meno le lamentele, i disservizi, i continui tagli alla sanità pubblica.
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