Si spegne una stella, Andrea Meneghin dà l’addio al basket

Il problema all'anca impedisce al campione varesino di allenarsi ad alto livello. Per lui un futuro da allenatore

Uno dei borsoni preparati con cura dagli uomini dello staff di Pallacanestro Varese per la preparazione atletica rimarrà malinconicamente nel magazzino del palasport di Masnago. Lo avevamo visto ieri, appoggiato vicino a quello del giovane Marusic; sul cartellino, in pennarello rosso, una scritta: “Menego Andrea”.

Il nome più amato dal pubblico, quello più atteso. Andrea però non ha ritirato la borsa con tute e canottiere, anzi: ha annunciato il proprio addio al grande basket, mettendo così fine in prima persona a quelle notizie uscite nei giorni scorsi. La Whirpool infatti lo aveva invitato ad unirsi a De Pol e compagni in occasione del precampionato: un tentativo per riportare Andrea sul parquet, dopo la lunghissima assenza e la conseguente operazione all’anca effettuata oltre un anno fa a Cambridge dall’équipe del professor Villar.

Invece non c’è stato nulla da fare: Menghin ci ha provato, si è allenato nei mesi scorsi, ha seguito alcune tabelle di lavoro personalizzate ma i risultati non sono arrivati. La conferma negli ultimi giorni, in una vacanza in montagna nella quale la gamba continuava a funzionare a mezzo servizio. E così il capitano ha deciso di dire basta, una volta per tutte. Ha deciso di tentare una via che possa mantenerlo all’interno del mondo del basket nel quale, con quel cognome e con quel fisico, è arrivato da predestinato a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Il posto di secondo assistente di Magnano, accanto a Daniel Beltramo, è ancora vacante: in un momento così triste per la storia della società biancorossa sarebbe fantastico che quel ruolo possa – anche non subito – andare ad Andrea.

Di certo rimane l’amarezza di non poter più rivedere in campo il suo talento cristallino, la sua genuinità, il suo essere campione a tutto tondo. Una perdita per tutto il basket italiano, non solo per la squadra e la città di cui Andrea è stato un simbolo per tante stagioni.
Arrivò giovanissimo in prima squadra nel ’90-’91, proprio al termine dello storico e sfortunato ciclo DiVarese-Ranger. Fa in tempo – fatto storico – a giocare contro papà Dino (è il 14 ottobre del ’90) in un Varese-Trieste (foto tratta dal libro "50 anni con voi" di Augusto Ossola). Poi Meneghin finì suo malgrado in A2 nelle sciagurate stagioni successive, anni che gli furono utili a fare esperienza e a continuare una crescita tecnica fondamentale da lì in poi. Nel ’94 il ritorno in A1 con i gradi di capitano, sempre più protagonista accanto a Komazec prima e a Pozzecco poi. Con la “mosca atomica” iniziò un percorso che, in un crescendo rossiniano si completò la sera dell’11 maggio del ’99 con lo scudetto della stella (foto sotto, tratta da Superbasket) e con Andrea a torso nudo, esultante accanto a Mrsic sui rotori di Masnago. Un’immagine immortale nella storia biancorossa.
Quel ’99 fu un vero anno di grazia: sulla scia del tricolore, insieme a De Pol e Galanda, Meneghin conquista da protagonista assoluto il titolo europeo; in Francia è forse il migliore azzurro, un riconoscimento legittimato da una formidabile azione contro la Russia conclusa con una schiacciata poderosa.

Il declino dei Roosters non coincide con quello del Menego, che lascia Varese per la Fortitudo dopo un’asta tra le due società bolognesi. Sotto le due torri però le cose non vanno per il verso giusto, confermando così la “maledizione” degli ex biancorossi: il buon rapporto con la curva non basta a salvarlo dalle critiche e dalle difficoltà. In quel periodo iniziano anche i guai fisici all’anca, sollecitata al massimo e mai curata come si deve. Andrea è stufo, Gianfranco Castiglioni lo viene a sapere e lo riporta a casa con un blitz settembrino che lascia al palo pretendenti ben più ricche. Quando la notizia si diffonde, un’innocua trasferta di precampionato diventa motivo di festa per i tifosi che colorano di biancorosso il proprio traghetto verso Omegna. Nelle ultime stagioni Meneghin alterna prove eccellenti ad altre meno brillanti, anche perché l’anca inizia a non dargli tregua tanto da fargli dire “basta” nei primi mesi del 2005.

Oggi la decisione definitiva, quella dell’addio. Forse lo rivedremo in campo nelle serie minori, magari con il Daverio che lo ha coccolato nei mesi della riabilitazione: un paio di allenamenti a settimana più la partita, come un amatore qualsiasi da superstar che è stato. I varesini gli vorranno bene lo stesso, il bene che si vuole a un figlio o a un fratello del quale andare fieri.

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Pubblicato il 22 Agosto 2006
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