Le voci dell’integrazione possibile e tanti Islam diversi

Tra i vari interventi della serata, Franco Suleyman La Spina spiega: "Dobbiamo rileggere il Corano di fronte alla nostra vita in occidente"

Il rischio era un dibattito spento e scontato, senza un vero confronto. Ma l’esito è stato diverso, con un confronto franco, ma senza polemiche e provocazioni, che ha messo in luce anche le diverse sensibilità di chi, da islamico, vive oggi in Italia. Merito di un uditorio  quanto mai composito intervenuto all’incontro organizzato dalle Acli di Gallarate: dal popolo delle parrocchie sensibile al tema ai fedeli musulmani in abiti tradizionali o vestiti all’occidentale, da chi vive realtà associative laiche ai parroci, passando per chi da politico segue da tempo la questione del centro culturale islamico. Ad aprire il dibattito, insieme al parroco di Arnate, il decano di Gallarate don Franco Carnevali: «La scelta fatta ad Arnate ha un valore spirituale e di preghiera. Molti si sentono in diritto o in dovere di difendere la Chiesa. Ma difendendola così, con lo scontro, si fa più male che bene: andare contro gli altri per difendere la Chiesa significa perdere la propria identità cristiana». Una sottolineatura della spiritualità opposta allo scontro di civiltà

Ad accendere il dibattito è l’intervento di chi ricorda le persecuzioni dei cristiani nel mondo, dalla condizione in Egitto fino ai recenti episodi anticristiani in India (dove peraltro gli estremisti hindu uccisero anche duemila musulmani nel solo marzo 2003): «E’ assurdo negare l’evidenza di una persecuzione ai danni dei cristiani nei paesi musulmani: se non si riconoscono i dati di fatto non c’è dialogo». Posta la questione, i toni si differenziano: l’imam di Segrate risponde provocatoriamente che i cristiani «dovrebbero desiderare il martirio», sollevando mormorii e proteste in sala. Mentre il rappresentante della comunità gallaratese Hamid Kartaoui ricorda la sua esperienza di studio in Marocco, «in un liceo con alunni islamici, cristiani ed ebrei» e in una società islamica tollerante. Ma anche le donne islamiche fanno sentire la propria voce e raccontano la propria esperienza: vestito elegante e velo a coprire i capelli, Fatima –  moglie di un ingegnere e “voce” dell’Associazione Donne Oltre Frontiera – è intervenuta per ricordare come uno spazio per le donne e i bambini non sia una discriminazione imposta e subita, ma una esigenza sentita dalle stesse donne, per vivere la preghiera ma anche per incontrarsi tra loro.

Un percorso che sarà lungo, quello di conoscenza e integrazione tra fedi e culture differenti, da vivere nello spazio comune della laicità e in un percorso che riguarda tutti, non solo il mondo cattolico e quello islamico, come ha sottolineato Cinzia Colombo del coordinamento Pace & solidarietà. Lo ha ricordato anche Ruffino Selmi delle Acli: «Non dobbiamo dare per scontato ciò che stiamo vivendo. E ci serve una progettualità, che non sia solo assistenzialismo ma che renda protagoniste le diverse realtà esistenti». Sapendo che l’Islam italiano evolve, si confronta quotidianamente con la vita in occidente e cerca un nuovo modo di vivere la fede, anche se ancora non è pienamente consapevole del lavoro da fare. Lo ha ricordato Franco Sulayman La Spina, della comunità di Sesto Calende, molto attiva nel promuovere l’integrazione: «Ci sono problemi con cui dobbiamo confrontarci: l’incontro tra la legge dello Stato e l’Islam è difficile e chiede ai musulmani di rileggere le proprie fonti nel contesto dell’occidente». Un passo non certo scontato, certo non condiviso da tutte le componenti islamiche in Italia, ma che qualcuno sta cercando di compiere.

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Pubblicato il 11 Settembre 2008
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