Cassa integrazione, oltre 4 mila lavoratori coinvolti

I dati del settore chimico-plastico che su oltre una sessantina grosse aziende della provincia. L’appello dalla Filcem-Cgil: “Situazione mai vista, serve un tavolo di confronto con gli enti locali”

Oltre quattro mila lavoratori che finiscono nel vortice della cassa integrazione. Più di sessanta aziende coinvolte sul territorio provinciale nel settore chimico-plastico, il più colpito dall’attuale crisi economica mondiale. Un settore che sul territorio varesino ha una sua forte rappresentanza. Diverse aziende come la Mazzucchelli di Castiglione Olona hanno già messo in cassa integrazione una parte dei dipendenti. Altre aziende ne hanno fatto richiesta e ne usufruiranno nei prossimi mesi, almeno fino ad aprile circa.
Ed ecco che in questo vortice sono rimaste coinvolte alcune tre le più grandi aziende della provincia di Varese: la Agrolinz di Busto Arsizio ha aperto la procedura per 45 su 145; l’Alfaterm ha cinque stabilimenti, ne ha chiuso uno da poco e in totale il provvedimento è stato avviato per circa 200 lavoratori su 550; la MondoPlastic di Busto ha 40 dipendenti su 100 in cassa integrazione; la Lamberti di Albizzate ha 40 esuberi dichiarati su 550; la Viba di Albizzate ha fatto richiesta per tutti i 150 lavoratori, come anche la Gallazzi per i suoi 120 dipendenti; la Lati ha fatto richiesta per 150 su 250; la Rft di Gazzada Schianno, che produce cuscinetti per auto, è stata totalmente investita dalla crisi, con 380 dipendenti già in cassa integrazione per una settimana al mese; alla Intersol di Montonate i 90 lavoratori per cui è già stata avviata la procedura non prendono lo stipendio da tre mesi. E così molte altre aziende più piccole.

“Non abbiamo mai vissuto una crisi del genere – spiega Ermanno Donghi, segretario generale della Filcem-Cgil di Varese -. Soltanto nel ’92 c’è stata una situazione di questo tipo, ma fu per un breve periodo di due o tre mesi. Qui non vediamo soluzioni a breve termine e il 2009 potrebbe essere un anno decisivo per molte aziende. Un altro dato preoccupante è il fatto che quasi tutte le aziende hanno deciso di chiudere per il periodo natalizio già al 19, per risparmiare sui costi dei consumi energetici”.
Secondo il segretario non si tratta di una crisi da prendere alla leggera: “Le ripercussioni si avranno l’anno prossimo. Dicembre, con la tredicesima è un mese particolare, ma con gennaio, potremmo iniziare ad avere anche un problema sociale, con un numero troppo elevato di dipendenti che portano a casa tra le 500 e le 800 euro al mese. Senza garanzie per il futuro. Per questo chiedo ufficialmente un intervento anche degli enti locali: serve mettersi intorno a un tavolo, con le proprietà delle aziende e i sindacati, e studiare delle soluzioni su come affrontare il problema, come ad esempio un sostegno al risparmio energetico o altri interventi. Non possiamo affrontare la situazione da soli, serve il coinvolgimento di Comuni, Provincia e Regione”.
”Sul piano nazionale Varese ha un ottimo tessuto industriale – conclude Donghi -. Possiamo affrontare la crisi, ma solo se troviamo un meccanismo comune, come di fronte a una burrasca quando, per resistere meglio, ci si stringe intorno”.

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Pubblicato il 17 Dicembre 2008
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