Il mondo degli altri non è lontano: bandiere e magnolie
4 Aprile 2022
Odessa, Kerson, Sumy, Cherniv, Kiev, Mariupol…c’è qualcosa che va oltre il nome delle città colpite dalla guerra in Ucraina. Forse, è l’improvviso senso di appartenenza con popoli del mondo schierati dalla parte dei deboli, a risvegliare in noi quel richiamo alla pace invocato perennemente dal Papa. Un richiamo che, in queste settimane, trova riscontro nelle molteplici forme di protesta contro Putin. Striscioni, bandiere, cortei e salotti televisivi, rappresentano il malessere di un mondo che non vuole essere calpestato.
Anche Varese, nel suo piccolo, partecipa a questa gara di solidarietà . Le bandiere la avvolgono un po’ ovunque: dai vicoli alle piazze ; dai balconi alle finestre ; dai licei alle scuole materne ; dalle vetrine del centro alle rotonde di periferia. E’ incredibile come anche gli alberi siano divenuti ” strumento di propaganda”. Al semaforo dei Giardini Pubblici, all’angolo che unisce via Sanvito con via Verdi, accanto alla magnolia, si erge una bandiera ucraina. Chi viene da via Sanvito e trova “il rosso” non può non notarla abbarbicata al cancello di una delle dimore più belle di Varese.
La magnolia bianca e la bandiera giallo-azzurra…le osservi e ti chiedi cosa abbiano in comune.
Ci sono momenti della vita nei quali ti bastano un volto, un luogo o un oggetto per ricordarne un altro. E’ il nostro cuore che fa parlare le cose. Fra i tanti difetti che abbiamo, possediamo anche un dono : la memoria. Con essa riviviamo il passato per costruire il futuro, dividendo con i nostri simili le vicende, non sempre amiche, dell’esistenza. Ecco perchè, quando ti fermi al semaforo dei Giardini e osservi la magnolia, ti chiedi quale legame possano avere il candore di un albero con la brutalità della guerra. Pensi, ed osservi…Cosa ti dicono quei petali bianchi? Perchè i colori della bandiera Ucraina oggi ci appartengono? Quei fiori bianchi sanno di innocenza; riportano all’infanzia ed al rincorrersi dei bambini fra gli spazi delle scuole materne. Creature innocenti che cantano, disegnano e sorridono senza sapere che il loro mondo è una stagione.
Per una volta quei petali bianchi evocano l’infanzia, ma non la primavera.. Essa è nel quotidiano bollettino di guerra che ci presentano i mezzi d’informazione. Immagini che mostrano gente smarrita fra i palazzoni smembrati delle città; stazioni assediate, esodi senza meta e scheletri di auto e cingolati distrutti. Ti rivelano sguardi allucinati di donne e bambini ammassati nelle metropolitane. Ti mostrano la pena di una madre ferita che “accarezza il pancione” e l’immagine di una bimba morta stringendo al petto il suo orsacchiotto.
La crudeltà della guerra : ecco cosa riverberano i colori di quella bandiera. Accanto ad essa però, non c‘è solo il candore di petali destinati a cadere. Ciò che si annida fra i suoi rami è la speranza che tutti riponiamo in un avvenire migliore.
Leopoli, Odessa, Kiev, Donetsk, Cherniv, Dnipro, Mariupoli, Kherson, Rivne, Irpix , Bucha. Nomi scolpiti a caratteri cubitali nella fierezza di un popolo. Ma che ci ammoniscono di come nessuna enciclopedia e nessun“ mercante di chiacchiere“ possano insegnarci la geografia: come la guerra.
Fernando De Maria



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