Il Comune di Varese consideri le problematiche di Lissago
24 Marzo 2024
Scrivo a nome di alcune famiglie residenti a Lissago, i cui bambini frequentano o hanno frequentato la Scuola dell’Infanzia del rione e le attività promosse dai volontari o dalla Parrocchia.
La scelta di vivere a Lissago è stata fatta da diverse famiglie per la peculiarità del luogo: un piccolo borgo rurale ben conservato, immerso nella natura e caratterizzato da ampie aree boscate che si fondono con i campi e prati utilizzati per la raccolta del fieno. La scuola, al centro del rione, offre molte attività all’aperto in un grande giardino di cui tutti i genitori si prendono cura ed è stata per anni promotrice con la parrocchia di eventi e manifestazioni generativi di coesione e socializzazione. I residenti di Lissago, come la mia famiglia, raggiungono la scuola a piedi o in bicicletta con i propri bambini, cercando di dare un buon esempio alla collettività e ai figli.
Negli anni la situazione si è modificata: per chi abita al “Baric” antico nucleo rurale ristrutturato e abitato da tante famiglie con bambini, o negli aggregati residenziali in Via Agello, in via Mottarone o al “Gudo”, raggiungere il centro di Lissago a piedi o in bicicletta può costituire un pericolo.
Le auto sfrecciano dimentiche dei limiti di velocità o anche solo di quelle che dovrebbero essere condivise e palesi regole di educazione e di rispetto per chi percorre a piedi la pubblica via; i camion e i van per cavalli percorrono le strade dove sussiste il divieto; i sempre più numerosi avventori che si recano a Mustonate o al campo da Padel, transitando nelle strettoie di accesso al borgo, mantengono velocità inappropriate, non rallentano, non danno la precedenza, costringono i pedoni a fughe improvvise nei piccoli slarghi tra i muri o addirittura, a spregio di ogni senso civico si abbandonano ad imprecazioni verso gli altri veicoli o i pedoni.
Come famiglie residenti abbiamo ritenuto necessario segnalare all’Amministrazione comunale le suesposte criticità, sottolineando in particolare che, stante la prepotenza degli automobilisti, andrebbero implementate le segnalazioni orizzontali o i dissuasori, soprattutto in prossimità dell’ingresso della Scuola dell’Infanzia. La segnaletica verticale è nascosta dietro alle case e viene spesso divelta dai camion che in tali strettoie non dovrebbero transitare. Non è previsto nella piazza sulla quale insistono la Chiesa e la Scuola un numero adeguato di stalli per il parcheggio e le auto ammassate disordinatamente a bordo strada, peggiorano la situazione costringendo i pedoni a camminare sul sedime stradale.
La viabilità e il collegamento del rione con il resto della città non è degno di una città che vanta di essere la Città Giardino. In via Palmieri e in via Salvini le auto sfrecciano a velocità assolutamente inadeguata, nel paese non ci sono attraversamenti pedonali e la segnaletica orizzontale è assente o cancellata; raggiungere la pista ciclopedonale del lago è pericolosissimo non essendo presenti attraversamenti pedonali della strada provinciale del lago ove le auto viaggiano a velocità molto sostenute. Raggiungere i vicini quartieri di Masnago e di Bobbiate o il centro città a piedi o in bicicletta sembra non essere previsto come possibilità dal Comune non essendoci un marciapiede o una pista ciclabile riservata sulla via Palmieri, via Valle Luna, via Vigevano e sulla Via Macchi. Eppure formalmente l’ente pubblico promuove la mobilità sostenibile, incoraggia lo spostamento a piedi: iniziative nelle scuole quali pedibus vengono spesso riportate sui giornali per poi essere contraddette nei fatti.
In diverse occasioni queste problematiche sono state esposte (Petizione del 2008, Osservazioni alla Variante del Pgt del 2016, articoli, lettere al Sindaco). Nulla di fatto, nessuna risposta ricevuta.
Non vogliamo pensare che il Comune di Varese, ente pubblico che, come tale, persegue finalità di tutela del territorio nell’interesse della collettività ignori l’alto dovere civico, etico e morale della tutela dell’ambiente e della salute, beni collettivi di rango costituzionale.
Ma cosa pensare di fronte alla situazione su esposta e da ultimo di fronte alla situazione grave che si è creata nell’area, un tempo verde, che ospitava l’ex campo dell’oratorio della Parrocchia? E’ in discussione la progettualità tesa ad implementare in modo completamente fuori scala e contesto, le attività commerciali, già di per sé inopportune e sorde ai valori richiamati, su tale area.
Le attività in Oratorio a Lissago, principalmente pastorali, promuovevano cultura ed educazione “civica” e consistevano in vari incontri per la comunità, soprattutto in occasione di feste ed eventi per finalità di solidarietà economica e sociale. Il campo da calcio e da calcetto erano un luogo di aggregazione e di ritrovo per i ragazzi, era presente uno spazio attrezzato per i giochi dei bambini, donato dal Comune di Varese, a condizione che rimanesse sempre aperto e fruibile per i residenti. Nei mesi estivi, qui era possibile svolgere le attività di oratorio estivo per infanzia e adolescenti.
Il campo da calcio a Lissago, era molto di più di un campo per attività sportiva: era un grande prato verde, arricchito dalla presenza di alberi di noci, rifugio per piccoli animali, sostrato vitale per i fiori, nutrimento per le api, zona umida adatta alla riproduzione di anfibi da tutelare. Era uno spazio polivalente adatto ad ogni tipo di iniziativa agreste: l’oratorio estivo per i bimbi più piccoli, le feste di Primavera organizzate dal Comitato Maria Letizia Verga, le diverse iniziative dell’Associazione Pro scuola Materna di Lissago a sostegno della scuola dell’Infanzia di Lissago, le attività promosse dalla Parrocchia per le varie festività, le attività promosse da enti no profit come Adiuvare, Sulle Ali ed altro.
I volontari se ne prendevano cura ed erano sempre disponibili per aiutare nell’organizzare e gestire gli eventi promossi dagli enti operanti sul territorio e fortemente radicati nella sensibilità del rione (parrocchia e scuola dell’infanzia).
Le chiusure imposte dalle misure straordinarie di contrasto alla pandemia di covid-19 purtroppo sospesero temporaneamente l’uso degli spazi dell’Oratorio e del campo sportivo: questo è bastato per costruire una narrativa, odiosamente falsa, di degrado ed abbandono e per giustificare la cessione in uso dell’area ad una società privata che la utilizza a scopo di lucro e che ne ha completamente stravolto la destinazione sociale e la valenza di ecosistema (è stata realizzata una grave compromissione dei luoghi cementificando una vasta area dei luoghi).
La Parrocchia di Lissago sembra non aver valutato in modo sufficientemente attento le conseguenze della scelta fatta, peraltro non coinvolgendo previamente l’intera collettività.
Il bene comune dunque è stato sottratto alla fruizione e alla cura di tutti e ceduto ad un club privato, permettendone la conversione d’uso degli spazi a fini commerciali di lucro privati, per il diletto dei soli associati, in spregio al già presente problema viabilistico, e con scarsa o nulla considerazione per il suo notevole impatto ambientale e sociale. Il gioco del padel è estremamente rumoroso, i campi sono illuminati fino a sera, una vasta zona è stata totalmente cementificata, le aree limitrofe subiscono l’accesso e il parcheggio abusivo sulla strada, in evidente spregio del codice della strada, dell’educazione e del rispetto dovuto ai residenti e ai luoghi.
Chiediamo pertanto all’Amministrazione di ben valutare tutte le problematiche del rione, non solo dal punto di vista viabilistico e dei parcheggi ma anche della tutela dell’ambiente, della sicurezza dei pedoni e dei ciclisti, cioè di coloro che scelgono una mobilità sostenibile, nel rispetto delle svolte green che anche il Comune vanta di perseguire.
Rispetto e tutela dell’ambiente, della salute, principio di solidarietà, sviluppo sostenibile costituiscono dovere di ogni cittadino e dovere di chi ha l’onore e l’onere di gestire il territorio e di compiere le sue scelte avendo come fine solo il bene comune e l’interesse della collettività (articoli 2, 9, 32, 41 e 54 della Costituzione).
Lettera di alcune famiglie residenti a Lissago




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