A cosa servono gli scout e la loro sede
20 Dicembre 2006
Buon giorno a tutti,
mi chiamo Vittorio Fulgoni e sono uno capo scout dell’ Agesci Busto 3.
Magari posso aiutare la cara Francesca in relazione ai fastidii che noi le procuriamo. Effettivamente, visto che il dono dell’obbiettività mi è familiare, ammetto che, specie negli orari di inizio e fine attività, si crei nella via Pepe un traffico degno delle più famose metropoli e capisco chi risiede in loco. Inoltre, capisco che l’isola di prato ed escrementi canini davanti al Chiappa non sia proprio come l’isola di Brownsea dove Baden Powell, nostro creatore (è lui il colpevole di tutto), esattamente 100 anni fa diede luce al primo campo scout della storia.
La domanda però è: a cosa serve la sede?
La risposta è presto detto: lo scautismo prevede attività ludiche, ma non solo, per esempio momenti di catechesi, di praticità, di formazione…Alcune di queste attività sono esterne, altre interne.
Inoltre un posto fisico che sia comune a tutti, un punto di ritrovo, un segno di appartenenza è indispensabile, e non c’è certo bisogno di uno stuolo di psicologi per capirlo. Il vero problema che si evince, parlo per opinione personale, non del gruppo Busto 3, è un’altra.
La domanda che la lettrice si pone realmente è: perchè questi rompiscatole devono essere proprio miei vicini? Non possono andare nei boschi?
Il fatto è che si pone un problema che è più ampio, e che mi rammarica assai. Se danno fastidio dei bambini vestiti da cretini guidati da cretini vestiti da bambini possiamo anche protestare. Ma cosa facciamo davanti a migliaia di scoppiati che affollano il centro al sabato pomeriggio, andando avanti e indietro senza scopo e senza meta, con solo motivo di vanto quante birre si sono fatti o con quante persone, passatemi il termine, hanno limonato? Cosa facciamo davanti a famiglie che hanno sostituito il pic-nic domenicale con la promenade aux centres commerciaux? Cosa facciamo davanti al traffico di chi prende l’automobile per chiudersi in queste scatole di tristezza? Cosa facciamo davanti al disinteresse crescente e diffuso, specie della autorità locali e nazionali, per quei ragazzi che hanno poche persone disposti ad ascoltarli, a sorridergli e, anche, ad arrabbiarsi quando sbagliano?
Lo scautismo non è certo la panacea di tutti i mali dei ragazzi, ma è un’offerta. Se siamo così incapaci di andare oltre lo schiamazzo allora, mio Dio, in che mondo viviamo?
Anche a me personalmente danno fastidio i motorini truccati che ti obbligano ad urlare quando parli con i tuoi amici in centro, i ragazzi che hanno nel fumo e negli acidi la chiave di lettura del mondo, i cellulari coi quali puoi controllare le stazioni orbitanti, i 16enni che hanno perso la fantasia e la spensieratezza della loro età, la pubblicità nella casella delle lettere che costa foreste abbattute e non è richiesta da me, quelli che posteggiano al posto degli handicappati perchè tanto “sono solo 5 minuti”, quelli che non pagano il biglietto sul treno…
Io la ricetta per questi problemi ce l’ho: sono al Servizio di chi deve crescere a ha bisogno di attenzione. Un capo scout non è un animatore da villaggio, con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere. È una persona che fa una scelta precisa e ponderata: aderisce ad un’associazione che ha un Metodo, quello Scout. Non si improvvisa quando noi facciamo educazione, si seguono corsi di formazione per capi e ci si confronta sempre, continuamente, con gli altri capi. Abbiamo i nostri limiti, ma FACCIAMO DEL NOSTRO MEGLIO PER ESSERE PRONTI A SERVIRE.
In queste ultime parole c’è scritto lo scopo degli schiamazzi e delle tende in mezzo allo smog. Far arrivare dei ragazzi, alla fine del loro percorso scout, a compiere delle scelte pensate ed indipendenti dai bombardamenti dell’opinione pubblica è la nostra missione impossibile.
Lo scopo per cui io sono un capo dell’AGESCI è che voglio che i ragazzi che passano sotto le mie “grinfie” arrivino ad essere persone che ragionano con la loro testa, che non hanno paura di fare delle scelte anche in controtendenza, che non dicano solo “si perchè si” o “no perchè no”, che abbiano la possibilità di usare quella fantasia e quella spensieratezza che noi adulti, troppo spesso, vogliamo castrare.
Ribadendo il fatto che questa lettera è a carattere personale, dico che se i nostri ragazzi fanno un po’ di casino, credo di poter chiedere a nome del Gruppo scusa, siamo noi capi per primi a non voler dare questo tipo di fastidio.
Ricordo inoltre che lamentarsi senza proporre una soluzione fattibile, ricorrendo al populismo e senza il coraggio di mettere la faccia sono tutte a cui spero i nostri ragazzi non ricorrano mai.
Ringrazio per l’attenzione, porgo i miei più cari saluti ai Lettori e alla Redazione



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