Costruire il Partito Democratico per governare lo Stato federale
La Margherita lancia la sfida agli alleati e tende la mano al centrodestra. Adamoli: «La strada è tracciata, non accettiamo camicie di forza»
Superare l’attuale fase politica aprendo il partito alle contaminazioni culturali, sociali e politiche, dialogando a 360 gradi per passare da un bipolarismo feroce e di guerra ad un bipolarismo maturo di respiro europeo.
La Margherita, ieri sera a Villa Cagnola di Gazzada nel corso del primo di una serie di tre incontri previsti nell’arco di pochi giorni, lancia la propria sfida per il rinnovamento del modo di governare e della politica in genere. La strada è tracciata, i mezzi per percorrerla sono noti: riforma dello Stato che modifichi i rapporti di forza tra potere centrale ed autonomie locali, a favore di quest’ultime ovviamente, e, per meglio gestire questo processo, costruzione di quel Partito Democratico che incarni il desiderio di cambiamento e modernità di cui l’Italia ha bisogno.
Ad esporre l’ambizioso programma al numeroso pubblico accorso in sala, più di un centinaio di persone, ed a tutto lo stato maggiore del partito radunatosi per l’occasione è stato il consigliere regionale Giuseppe Adamoli, supportato dal primo presidente della Regione Lombardia Piero Bassetti, ospite d’onore della serata.
«Il processo di formazione del Partito Democratico è già in atto – afferma Adamoli – il punto è con quali strumenti e con quali finalità bisogna costruire il nuovo soggetto. Io dico che bisogna farlo su base regionale e federale, per evitare dannose tentazioni di centralismo e dirigismo. L’accordo di Ds e Margherita con la maggioranza di centrodestra in Regione va letto in quest’ottica – spiega sempre Adamoli – purtroppo una parte della sinistra non è in grado di capire i profondi cambiamenti che ha subito il nostro Paese, soprattutto al Nord, ma noi abbiamo una strada da seguire e non accettiamo più camicie di forza».
Un affondo duro, quello di Adamoli nei confronti degli alleati di Governo, reso ancora più tagliente dalle “avance” rivolte a settori del centrodestra. «L’apertura cui aspiriamo è anche di natura politica – spiega il consigliere regionale – una forza moderna ed europea deve saper dialogare con tutti senza erigere barricate, il nostro obiettivo è la modernizzazione istituzionale e su questi temi bisogna cercare un largo consenso». Parole di miele per i centristi della Cdl; non a caso Enrico Ottolini, esponente dell’Udc giù assessore al comune di Varese, siede in platea e ascolta attentamente.
Il discorso strettamente politico di Adamoli viene quindi ripreso sul piano “sociologico” da Bassetti, che spiega come l’attuale organizzazione dello Stato non è in grado di dare risposte soddisfacenti ai problemi posti dalla società moderna. «La globalizzazione ha cambiato il mondo ed i vecchi schemi di organizzazione territoriale sono saltati – spiega il primo presidente della nostra regione – oggi c’è sempre meno Politica e sempre più gente che fa politica: finanzieri, scienziati, imprenditori. Ciò accade perché ci sono centri di potere sempre più forti che riempiono questo vuoto, facendo sì che i politici si illudono di governare quando invece sono gli interessi privati a muovere le cose sul territorio». Urge dunque un cambio di rotta, per riorganizzare una “governance” che restituisca dignità alla politica, facendole riconquistare la fiducia dei cittadini. «Serve una riforma della Costituzione in senso federalista – afferma Basetti – perché la gente considera maggiormente efficienti gli enti più vicini. Il problema è che gli enti locali oggi non gestiscono servizi e poteri primari, come ad esempio la fiscalità, la materia fondamentale per stabilire cosa si lascia al privato e cosa invece si mette a disposizione del pubblico, dove arriva l’egoismo e dove invece inizia la solidarietà. Serve dunque un cambiamento che metta le istituzioni nella condizione di produrre governo – conclude Bassetti – ma questo processo non può essere portato avanti dalle vecchie forze politiche eredi della tradizione ottocentesca, bisogna essere in grado di aggregare le forze secondo nuovi criteri». Bisogna costruire il Partito Democratico, dunque.
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