Cosa sacrifichi per la tua passione? Videogiochi, terapia e sogni da inseguire a confronto a Laveno
Content creator e psicologi allo stesso tavolo per condividere storie e ispirare a trovare il proprio percorso anche oltre le difficoltà
Quanto saresti disposto a sacrificare per vivere della tua passione? Sabato 3 ottobre la seconda serata della rassegna dedicata al “gaming” del Festival della Biblioterapia in corso a Laveno Mombello ha riunito allo stesso tavolo i content creator Ilaria “Shasam” Gentili, UnPadPerDue e Mike Arcade in dialogo con gli esperti di “Video game therapy” Matteo Stefano Zanon, Francesco Bocci e Marco Chiapparino.
Il confronto è cominciato guardando alle proprie spalle, per capire quando i relatori hanno scoperto che stavano facendo il grande passo e che la loro passione stava diventando qualcosa di più di un hobby. Secondo Ilaria Gentili il valico è stato chiaro: «sicuramente quando ho avuto le prime soddisfazioni pragmatiche, ma soprattutto quando ho cominciato a costruire un gruppo di persone online che si aiutavano a vicenda».
Per la coppia di UnPadPerDue, invece, la scelta è arrivata dopo una dura rivelazione medica. «Abbiamo lanciato il programma – racconta Fabio – quando ho scoperto di avere la sclerosi multipla. Per un anno e mezzo ci abbiamo lavorato alla sera, dopo il lavoro. Poi il canale è esploso all’improvviso, ma la vera consapevolezza che stava diventando un lavoro è arrivata dopo, insieme a quella che in alcuni periodi sarebbe andata bene e in altri male».
«Abbiamo sicuramente corso un rischio – aggiunge Ambra –, ma ci siamo lanciati. Quando fai quello che ti piace, non c’è paragone rispetto a quando sei costretto a fare un lavoro che non ti senti tuo».
Mike: Mike Arcade ha invece rotto un nuovo pregiudizio: quello di chi crede cha quando si superano i quaranta, non si possa più cambiare strada. «Ho lanciato il mio progetto – racconta – quando avevo già un lavoro alla guida dell’azienda di famiglia, una moglie e dei figli. Coordinare tutto con la creazione di contenuti è stancante, ma nel momento in cui registro un video per raccontare alle persone quello che mi piace, le cose cambiano. Grazie a questa scelta ho potuto conoscere molte cose nuove e incontrare persone che altrimenti non avrei mai avuto l’occasione di raggiungere».
Tanta fatica, moltissimi sacrifici e soprattutto degli inevitabili dubbi, ma alla domanda «Chi te lo fa fare?» Ambra non ha dubbi: «Che alternativa ho? Se non lo facessi, starei troppo male».
La “Video game therapy” e le sfide di proporre un approccio nuovo
Se ci si sposta dall’intrattenimento alla psicoterapia, l’ambito cambia ma non le sfide per chi vuole proporre qualcosa di nuovo. È di sicuro il caso per i professionisti della “Video game therapy”: un approccio scientifico ufficializzato nel 2019 e messo in pratica dal 2023.
«Ormai conosciamo piuttosto bene il funzionamento della mente – ha spiegato Francesco Bocci, ideatore della Video fame therapy –, ma volevo qualcosa che permettesse all’individuo di disidentificarsi, per poi tornare a governare se stessi. Il videogioco è stata la risposta. Morire per rinascere dopo pochi secondi, immedesimarsi in una storia attraverso lo schermo, sono esperienze che ci aiutano ad accettare i nostri traumi. Ci insegnano a proteggerci di meno, a lasciarci andare, per poi riprendere il controllo».
Il suo collega Marco Chiapparino ha invece raccontato il proprio percorso personale, che – dopo gli studi, diversi impieghi e un concorso fallito – è riuscito a ottenere quel successo di cui ha avuto bisogno per applicare la “Video game therapy” in contesti concreti. Ma lo psicologo ha anche ricordato i dubbi che toccano anche i professionisti, quando si prova a proporre qualcosa di nuovo in un contesto accademico che non sempre è pronto ad accogliere le novità.
Quello di sabato sera è stato un dialogo profondo, che ha sottolineato l’importanza e la difficoltà di prendere delle scelte. Un appuntamento che invita a non perdersi il prossimo evento in programma domenica 4 ottobre alle 10:30 sempre a Villa Frua durante il quale giovani e adulti metteranno a confronto ciò che hanno scoperto nei giorni del festival per provare ad aprire nuove prospettive sul mondo dei videogiochi.
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