L’euro e il precariato producono povertà
Nella giornata mondiale della lotta alle povertà anche la città si trova in prima fila a gestire un fenomeno in aumento
Varese città ricca con sacche di povertà. E la situazione è destinata a peggiorare. Ne sono convinti quanti vivono quotidianamente a contatto con il disagio.
Grazie ai suoi centri d’ascolto, la Caritas è quotidianamente impegnata con quanti sono alla ricerca di cibo, abiti, medicine e altro. Lo scorso anno si sono rivolti agli sportelli cittadini 657 persone, di cui 479 donne e 178 uomini, di questi 234 erano italiani. Tra le principali cause del disagio c’è la mancanza di un lavoro, ma anche il lavoro full time e l’occupazione part time. Un dato, quest’ultimo, confermato dal sindacato: «Il tenore di vita si è drammaticamente abbassato – spiega Flavio Nossa – il mondo del lavoro dà poche certezze: si vive con stipendi sempre più ridotti e in condizioni lavorative precarie. Non ci sono più certezze e ciò crea tensioni».
Da quando ha fatto il suo ingresso la moneta unica, poi, la situazione si è ulteriormente aggravata : «Sono in aumento i casi di famiglie in difficoltà – afferma Maria Pia Graziani della Caritas Decanale – si rivolgono ai nostri centri per chiederci di pagare l’affitto. Si tratta per lo più di anziani che, arrivando il freddo, non riescono a coprire tutte le spese. Ci chiedono anche di comprare dei farmaci».
Che la situazione sia difficile ne ha sensazione anche William Malnati, Assessore comunale ai Servizi Sociali dal luglio scorso: «In questi mesi si sono presentate nei nostri uffici decine di persone. La richiesta più pressante è quella della casa, ma c’è anche l’esigenza di pagare l’affitto e le bollette. Si tratta, per lo più, di persone di mezza età, con figli piccoli, espulsi dal mercato del lavoro».
E in un discorso di povertà non è possibile tacere il dramma di tanti extracomunitari clandestini o meno: «Il problema più pressante è sempre quello della casa – riferisce Maria Pia Graziani – anche quanti sono in regola con un lavoro non riescono a trovare un tetto. Per loro, l’unica alternativa è il sovraffollamento: appartamenti stipati fino all’inverosimile. Ma ci sono anche situazioni peggiori con famiglie che vivono in auto. In città non esistono dormitori e rivolgersi ad un’agenzia non è ipotizzabile».
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