Presidio della Cgil al vertice degli industriali varesini
Circa 200 delegati hanno presidiato l'ingresso delle Ville Ponti per protestare contro le decisioni del Governo e di Confindustria
L’ingresso di Ville Ponti, dove si tiene il congresso dell’Unione industriali di Varese e passaggio obbligato per i big dell’economia varesina e della politica nazionale, è stato sottoposto alle forche caudine della Cgil. Un enorme striscione con la scritta "Le bugie hanno le gambe corte" e sotto i ministri, premier compreso, ritratti in formato nano. I nani erano in tutto sette, come di norma. Il più basso, nella raffigurazione del drappo sindacale, era Roberto Maroni, ministro del Welfare.
«La posizione della Cgil – conclude Umberto Colombo, segretario della Camera del Lavoro di Busto Arsizio – è condivisa anche da molti lavoratori che non sono iscritti alla nostra associazione sindacale. Questo significa che la battaglia sui diritti, che noi stiamo conducendo, ha le sue valide ragioni. Noi siamo dalla parte dei giovani, perché vogliamo che il lavoro non sia qualcosa di precario per tutta la vita. Un’esistenza dignitosa passa attraverso l’affermazione dei diritti, delle garanzie, della difesa del lavoro come valore e luogo di affermazione dei valori ad esso collegati, quali: pensioni, sanità e scuola, ecco perché è importante difendere l’articolo 18». |
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L’ingresso di Ville Ponti, dove si tiene il congresso dell’Unione industriali di Varese e passaggio obbligato per i big dell’economia varesina e della politica nazionale, è stato sottoposto alle forche caudine della Cgil. Un enorme striscione con la scritta "Le bugie hanno le gambe corte" e sotto i ministri, premier compreso, ritratti in formato nano. I nani erano in tutto sette, come di norma. Il più basso, nella raffigurazione del drappo sindacale, era Roberto Maroni, ministro del Welfare.
Il presidio organizzato dalla Camera provinciale del Lavoro ha chiamato a raccolta circa 200 delegati, intervenuti per protestare sulla politica del governo in tema di lavoro, fisco, sanità, scuola e pensioni e sull’atteggiamento "consenziente" tenuto da Confindustria. La Cgil contesta, infatti, l’atteggiamento dell’associazione degli industriali varesini, che avrebbe invertito drasticamente la rotta mantenuta fino ad oggi per assestarsi sulle posizioni dell’associazione a livello nazionale. «È indubbio che il rafforzamento e lo sviluppo dell’economia locale – dice Ivana Brunato, segretario della Camera provinciale del lavoro – è interesse di tutti e nel recente passato ha potuto contare sul contributo di tutti gli attori locali, compreso il nostro. Negli ultimi anni il confronto anche qui da noi verteva sulla necessità di interventi da parte di chi governa sulla qualità delle infrastrutture, su quale rete di servizi avere a sostegno dello sviluppo delle imprese, sugli incentivi per ricerca e innovazione, sulla qualità della scuola e della formazione, su come elevare la quota di lavoro per gli immigrati e al contempo dargli un’accoglienza dignitosa e decente. Il governo, si sa, ha invece imposto un ordine di priorità completamente diverso da quello che le realtà locali sollecitano da tempo ed ha trovato nel presidente nazionale di Confindustria il più convinto sostenitore».
«Un dato interessante – aggiunge Gianmarco Martignoni, della segreteria provinciale – è quello riportato da molti delegati e rsu, secondo cui molti imprenditori non sarebbero d’accordo con la politica del governo e le posizioni di Confindustria, ma soprattutto manifestano preoccupazione per la conflittualità sociale che da questo tipo di politica ne deriverebbe. L’articolo 18 è un architrave su cui si fondano i rapporti di lavoro e metterlo in discussione significa mettere in discussione un principio che di quei rapporti ne rappresenta il punto di partenza».





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