Grossi: «Non si tratta di meningite»
Varese - Per i medici non c'è nessuna relazione con il bimbo di Cocquio morto nei giorni scorsi
Non sono ancora passati dieci giorni dalla morte del bambino di Cocquio Trevisago causata da uno shock settico ed oggi un nuovo caso ha coinvolto una bambina di sette mesi, anche lei dello stesso paese. La sorellina di quattro anni frequentava lo stesso asilo di Paolo. Ma fra i due casi non ci sarebbe alcuna relazione. «Una casualità» afferma deciso il professor Paolo Grossi, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale di Circolo. Oggi la bambina ricoverata in rianimazione è stata sottoposta a tutti gli accertamenti necessari e sebbene occorra attendere ancora delle ore per stabilire con sicurezza le cause dell’infezione, una cosa sembra certa. Non si tratterebbe di meningite. Il quadro clinico parla di una setticemia causata da un germe, il neisseria meningitidis, che può dare meningite, ma non in questo caso, come spiega Grossi. Nel caso della bambina di sette mesi questo agente batterico ha causato una setticemia, sulla quale i dottori sono intervenuti con un trattamento antibiotico. Sebbene le sue condizioni siano ritenute serie, non mancano però i primi segni che fanno pensare ad una positiva reazione alle cure.
E sempre secondo il professor Grossi, non ci sono neppure relazioni con la morte di Paolo. In questo caso infatti non è stato ancora individuato l’agente che ha causato l’infezione. Una fattore ritenuto esaustivo per eliminare ogni possibile reazione fra i due casi che, stando agli esami, solo casualmente si sono verificati nello stesso comune.
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