Non ho più paura di essere una figlia sgangherata
20 Marzo 2012
Caro direttore,
c’è una frase di una canzone autobiografica della mai dimenticata Mia Martini (nella foto) dedicata al padre che diceva così: "…per mio padre sempre solo la sua figlia sgangherata".
A me nel giorno in cui di festeggiano i papà vengono in mente queste tristi, strazianti parole in cui sento tutto il senso di colpa e l’amarezza di una figlia che ha amato disperatamente un padre che mai l’ha ricambiata.
Il professor Martini, mi raccontava un amico che era stato suo allievo era un uomo severo, autoritario, poco incline a mostrare e forse a provare sentimenti.
Io oggi non festeggio mio padre che per di più si chiama Giuseppe perchè un padre e una figlia si dovrebbero festeggiare reciprocamente ogni giorno, in ogni momento del giorno.
Per noi non è mai stato così e oggi che lui è un ottantenne malato e io una donna poco tanto felice non possiamo inventare quello che non è mai esistito e nè la malattia nè i problemi della vita possono cancellare quello che è stato.
Io credo che mio padre mi abbia sempre vissuta " di striscio" senza mai chiedersi e chiedermi chi fossi, cosa sognassi, quali fossero le mie paure, le mie sofferenze e ciò che mi rendeva felice.
Mi dava i soldi, parecchi soldi e una vita agiata. Io non volevo una vita agiata, io desideravo una una vita piena di sorrisi. Quando un giorno il mio psicanalista mi domandò cosa mi mancava di mio padre, io risposi senza nemmeno pensarci un attimo: il suo sorriso. Ancora oggi i sorrisi sono i regali più preziosi che vado elemosinando per la strada.
E’ un fascista mio padre, o così si definisce; a me sembra assurdo essere un fascista quando il fascismo ha portato morte, ma non sono state le nostre idee politiche a dividerci, ma quel senso di essere per lui sempre quella figlia sgangherata, che ha rifiutato un posto sicuro in banca per insegnare in un quartiere difficile, che non ha mai trovato manco per sbaglio un fidanzato ricco, ma solo sfigati e per combinazione sempre di sinistra. Una figlia che appena ragazzina aveva comperato il libro di Pietro Valpreda perchè già interessata agli sconvolgimenti della storia e che voleva capire, conoscere, sapere. Ricordo ancora la sua frase sprezzante e il tono della voce alto e perentorio :" butta subito il libro di quel pederasta".
Eravamo a pranzo da mia nonna con tutti i parenti come accadeva di domenica e io rimasi malissimo: non ero a conoscenza del significato di quell ‘aggettivo, per me Valpreda era protagonista di un pezzo di storia che cercavo di decifrare. Ma mi sentii terribilmente in colpa per quel suo astio ingiustificato, colpevole di qualcosa di sporco che non sapevo di aver commesso.
Forse per lui essere diversa da lui era sinonimo di ribellione, forse avrei dovuto essere sottomessa, assecondare ogni sua opinione e condividerla o fingere di farlo, forse dovevo ammettere che un padre ha sempre ragione per il solo fatto di essere Padre.
Una visione un po’ troppo biblica per una come me, troppo gerarchica per chi come me non amava gradi e divise.
Crescendo smisi di interessarmi allo sport di cui in realtà mi fregava nulla, ma era il solo argomento con il quale potevo entrare nel suo mondo, ne ebbi consapevolezza anni dopo, e cercai di avvicinarmi a lui come persona e capirlo e farmi capire, provai a decifrare il suo modo di essere padre e per un certo periodo pensai di esserci in parte riuscita, ma oggi so che non è così, che lui era il Padre e io la figlia. Per sempre solo la figlia con la f minuscola. Non ho mai provato rancore, ma nemmeno ho ostentato ciò che non c’era, nè confidenza e complicità, nè stima e ammirazione.
Qualche tempo fa in concomitanza con una mia lunga degenza ospedaliera ci fu un breve e tardivo periodo in cui sembrò esserci un germoglio di tenerezza, una parvenza di interessamento, improvvisamente e senza apparente ragione, la tenue fiamma si è rispenta e credo non si riaccenderà più.
Io continuerò a cantare in duetto con Rubina " Bella ciao" e lui a leggere Libero, io ho conoscenze gay e lui li sbeffeggerà, lui parlerà con nostalgia del balilla che era e io non scatterò mai sull’attenti, ma questa volta non mi sento in colpa, non ho più paura di essere una figlia sgangherata. Oggi sono diventata adulta, papà. Ti voglio bene, ma non dividerò questo affetto con te, rispetterò la distanza che c’è fra noi e continuerò a camminare parallela a te ma mai un passo indietro.



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