A Vergiate cartelli stradali come palaffite
5 Ottobre 2010
Egregio direttore,
Chiunque ha avuto modo di passare per Vergiate dopo il mese di Luglio, tra la via Locatelli e la via Corgeno, anche chi l’ha fatto solo per evitare la ormai ex super-strada Vergiate-Besozzo, la quale di super ha ormai solo la densità di semafori e autovelox, avrà di certo apprezzato la nuova rotonda… e le sue palafitte.
Entrando dalla via Locatelli potrete osservare e tenere a mente: un cartello di segnalazione delle destinazioni, un palo alto che segnala a 20m, rotonda e precedenza, poi un palo basso sullo spartitraffico, con obbligo di rimanere a destra, poi ancora due pali alti sui due lati della corsia, identici, con passaggio pedonale, poi un palo a sinistra con precedenza, rotatoria e divieto di accesso, un palo alto a destra con precedenza e rotatoria, in centro alla rotatoria fa la sua bella figura un palo basso con obbligo di girare a destra (serve nel caso nei metri precedenti non abbiate fatto in tempo a prendere appunti o vi siate fatti distrarre daigli altri tre pali con vari cartelli pubblicitari che interrompono la serie che vi ho descritto).
Se poi anziché parcheggiare all’interno della rotatoria proseguite verso Corgeno (dico ciò perché l’Amministrazione vergiatese si è sentita in dovere di segnalare il divieto di sosta nella rotonda di piazza Matteotti e dato che nella nuova rotonda tale cartello non c’è, se ne dedurrebbe che in quest’ultima è possibile sostare ?!?!?), dovrete prestare attenzione oltre che alle indicazioni sulle destinazione, giustamente ripetute, ancora ad un altro palo basso che vi dice che potete scegliere se andare a destra o a sinistra, poi, dato che si attraversa un tratto ciclo-pedonale abbiamo un palo alto con due cartelli che indicano l’uno l’attraversamento dei pedoni e l’altro quello dei ciclisti, e ancora sullo spartitraffico in centro strada che agevola l’accesso alla proprietà privata a sinistra, troviamo un palo con l’indicazione che si può transitare sia a destra che a sinistra dello stesso, uno con il cartello di obbligo di svoltare a sinistra, se ovviamente si è scelta questa direzione e a sinistra di questo uno con divieto di accesso, nel caso abbiate cambiato idea e vogliate tirare diritto. Se invece volevate andare diritti verso Corgeno ve la cavate con un divieto sosta e poi forse ce l’avete fatta ad uscire.
A tutta questa concentrata scenografia palificata contribuiscono anche una quindicina e più di lampioni e tre tipologie di gard-rail: classico in lamiera zincata, “ecologico” in legno, composito in lamiera e legno; dimenticavo di dirvi che ogni palo è dotato di un segnale rettangolare giallo (credo per evidenziarne la presenza) e vi sarete accorti che finalmente si parla di ciclo-pedonale, già perché nonostante le malelingue “comuniste”, a Vergiate, in Comune, si lavora per fare del paese un crocevia di percorsi ciclo-pedonali spettacolare, infatti ora gli abitanti del caseggiato di fronte a questo incrocio potranno uscire in bici e percorrere i 50m che li separano dal più vicino distributore, o per recarsi fino al sexy-shop di via Locatelli. Tutto in sicurezza, vista la mole di pittogrammi bianchi e, guarda caso, verdi con cui è evidenziato il percorso riservato alle due ruote.
Vi risparmio l’arrivo da Corgeno, la situazione è un po’ più complicata dall’accesso al caseggiato a lato, ma fortunatamente arrivando dal Sempione impera quasi la sobrietà: abbiamo solo un palo basso sullo spartitraffico, con obbligo di rimanere la destra, un palo alto, a mezzo metro dal precedente, sullo stesso spartitraffico, con indicazione di rotatoria e precedenza e uno analogo con queste indicazione a destra, poi fa sempre bella mostra un palo al centro, per i più distratti, quello basso che indica di continuare a girare verso destra.
Certo da questa direzione non c’è l’attraversamento pedonale, ma allora, visto che dal punto di vista della sicurezza è certamente meglio dare poche (o per meglio dire sufficienti) ma chiare indicazioni, a che c… servono tutti quei pali e cartelli che abbiamo sugli altri due accessi, visto di certo non sono stati piantati gratis?
Infine vi segnalo due ciliegine sulla torta (o gabole) di questo incrocio alla Legoland.
La prima è che il progettista non sapeva che lì, da qualche parte, c’era la fermata dello scuolabus, e chi ha approvato il progetto, nell’orgasmo palafitticolo che deve aver avuto vedendone i disegni se n’era dimenticato, come d’altra parte non deve aver dato peso al costo dell’opera. I genitori dei ragazzi che utilizzavano questo servizio avevano chiesto tempo addietro di spostare la fermata in quel punto, più sicuro rispetto all’incrocio con la via Cusciano dove si trovava in precedenza, per approfittare dell’accesso al caseggiato e del consenso dei condomini; ma poi, dovendo piantare tutti questi pali, gli spazi per la fermata sono spariti.
Una mamma che, a Luglio, ha segnalato il fatto durante il Consiglio Comunale del Ragazzi, era stata rassicurata dal Sindaco in persona: “non si preoccupi! Provvederemo certo per il meglio prima dell’inizio del nuovo anno scolastico”; la signora chiedeva anche di non riportare la fermata all’incrocio con la via Cusciano ma di creare una piazzola di sosta apposita. Ma tant’è il tam-tam, durante i primi giorni di scuola, ha comunicato che la fermata è stata spostata nuovamente all’incrocio con la Via Cusciano. Parlo di tam-tam perchè di certezze al riguardo non ce ne sono; i punti dove si trovano le fermate dello scuolabus, a Vergiate, sono tramandati solo oralmente (come probabilmente i palafitticoli facevano per le loro tradizioni), dato che per queste non ci sono soldi ne per pali, ne per segnali a terra, a parte quello davanti alle scuole medie, ne tanto meno per pensiline. Nello stesso Consiglio comunale si è propagandato che pensiline per gli scuolabus erano state costruite dove gli spazi lo permettevano. Qualcuno mi dica dove sono! Io a Corgeno, dove abito, non ne ho notata nessuna.
La seconda ciliegina, la potete ora vedere osservando attentamente sotto il gard-rail uscendo verso il Sempione. Chi ha usato il compasso facendo lo sborone, non si è accorto che l’opera finiva troppo a ridosso della ferrovia, sicché al di là della protezione la banchina è praticamente inesistente (tant’è che il gard-rail stava già scivolando prima dell’inaugurazione) e sopratutto, ma Dio non voglia, se qualcuno dovesse malauguratamente uscire di strada in quel punto finirebbe certamente per precipitare sulla ferrovia che lì transita in trincea una dozzina di metri sotto la strada. Ma i nostri solerti amministratori hanno comunque risolto il tutto brillantemente, anche se con tecnologie già obsolete per la civiltà golasecchiana: infatti potete notare, dietro al gard-rail, i pali e le frasche di salice strappate nei pressi e sagacemente piantumate (ma ormai rinsecchite) per coprire la “piccola” magagna.



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