Ambiente e responsabilità: il silenzio che sporca più dei rifiuti
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24 Febbraio 2026
Ci sono territori in cui la tutela ambientale sembra affidata a poche persone, più uniche che rare, sempre le stesse: le cosiddette “mosche bianche”, non perché vogliano esserlo, ma perché intorno regna una forma di silenzio, che pesa quanto i rifiuti abbandonati.
L’abbandono indiscriminato di immondizia, la nascita di microdiscariche, il degrado progressivo di boschi, campi e aree periferiche non sono eventi eccezionali, sono fenomeni ripetuti, visibili, documentabili. Eppure, attorno a tutto questo, si è stratificata una pericolosa abitudine, quella di considerarlo normale. Si parla spesso di emergenze ambientali globali, ma si ignora ciò che accade a pochi metri da casa; si condannano le grandi devastazioni, ma si chiudono gli occhi davanti al sacco nero scaricato nel fosso, al cumulo di macerie nel bosco, ai rifiuti lasciati ai margini dei campi.
La realtà è semplice: anche la non-azione è una scelta e scegliere di non intervenire, di non segnalare, di non pretendere controlli e risposte significa contribuire al problema.
Il paradosso più amaro è un altro: chi interviene, chi ripulisce, chi segnala, chi insiste nel richiamare l’attenzione viene spesso percepito come elemento scomodo, come se il disturbo non fosse il degrado, ma chi lo evidenzia.Si preferisce convivere con la discarica sotto casa, piuttosto che sostenere chi chiede rispetto delle regole. Si tollera l’abbandono dei rifiuti, ma si guarda con fastidio chi pretende legalità e decoro.
Questo non è solo un problema ambientale. È un problema culturale.Un territorio non si degrada all’improvviso: si degrada per accumulo, di rifiuti, certo, ma anche di indifferenza. Ogni micro-discarica non è solo un atto incivile individuale, è il segno di una vigilanza collettiva, che si è allentata.
La tutela dell’ambiente non può essere lasciata alla buona volontà di pochi. È una responsabilità condivisa che coinvolge cittadini e istituzioni. Senza questa assunzione di responsabilità, ogni intervento sarà solo tampone, mai soluzione. Continuare a considerare “mosche bianche” coloro che si espongono significa accettare che la normalità sia l’indifferenza. Ci si è adattati.
Ci si passa accanto. Si commenta a mezza voce. Poi si prosegue.La non-azione non è neutralità. È una scelta.
Ogni volta che si decide di non segnalare, di non pretendere controlli, di non sostenere chi si espone, si sta contribuendo a rendere il degrado strutturale.
Un territorio non muore in un giorno.
Muore:
un sacco alla volta;
un’inerzia alla volta.
un “non è affar mio” alla volta.
L’indifferenza, nel tempo, sporca più dei rifiuti.
L’indifferenza è la vera discarica.
“O sei parte della soluzione o sei parte del problema.”
Marco Saugo




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