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Arrivederci don Paolo: un esempio per tutti

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19 Gennaio 2006

Caro direttore,

è di questi giorni la brutta notizia della partenza di Don Paolo da Luino.
Appena letta la notizia sul bollettino parrocchiale ho subito sentito come un senso di mancamento e di vuoto.
Vuoto è la parola giusta perché don Paolo lascia un vuoto grandissimo, secondo me incolmabile.
La storia di don Paolo è quella di un prete buono, dal cuore grande, amico dei giovani, sempre autorevole e mai autoritario.
Don Paolo Ferrario nasce nel 1925 a Besozzo, viene ordinato sacerdote nel 1950 dall’arcivescovo di Milano di allora, il cardinal Schuster. Appena ordinato viene destinato alla parrocchia di Castelveccana, sul lago Maggiore.
E proprio il lago contraddistinguerà il suo lungo cammino di prete. Rimane a Castelveccana per 39 anni e lì, e questo lo possono dire i tanti “suoi” ragazzi oltre alle famiglie e a tutti i suoi parrocchiani, opera benissimo spendendosi in innumerevoli iniziative.
Nel 1975, anno santo, è il grande organizzatore di svariati pullman alla volta di Roma, ma allo stesso tempo è l’infaticabile promotore di centinaia di tornei di calcio che coinvolgono i giovani di tutto il nord della provincia.
Nel 1989 viene operato al cuore e lascia l’incarico di parroco di Castelveccana, tra il dolore di tutti i suoi parrocchiani.
Ma proprio in quell’anno l’allora prevosto di Luino, don Giovanni Montorfano, ha la splendida intuizione di chiamare qui a Luino don Paolo, affidandogli la custodia del santuario del Carmine e della sua Madonna.

Don Paolo arriva a Luino il 17 marzo 1990, ritrovando il suo amato lago. Da subito si capisce che il nuovo arrivo per Luino è molto positivo. Don Paolo si stabilisce nell’abitazione prospiciente al Carmine, celebra le messe nel santuario, riceve le centinaia di pellegrini che ogni anno fanno visita alla Chiesa più bella per i luinesi.
E’ punto di riferimento per moltissime persone di tutte le età ed è direttore spirituale per molti giovani che, come me, hanno bisogno di un sicuro punto di riferimento.
Nel 2000, anno santo, per i primi 50 anni da sacerdote di Don Paolo il cardinal Martini omaggia il nostro con il titolo di monsignore.
Ma don Paolo è troppo modesto per vantarsi di questo titolo; infatti a coloro i quali lo chiamano monsignore egli fa notare come il titolo sia per lui “una carnevalata”: che esempio di umiltà!

Così arriviamo ai giorni nostri: don Paolo compie 80 anni e si rende conto che la salute comincia a venir meno.
Così dopo molti mesi di riflessione mons. Gianpaolo Ferrario, in accordo con il vicario episcopale mons. Luigi Stucchi, decide di ritirarsi a Varese in via Griffi nella casa dei sacerdoti.
Ci lascia un ricordo profondo, quest’uomo buono e dai tratti gentili, sempre disponibile ad aiutare il prossimo.
Per fortuna che Varese non è così lontana e quindi potremo andare a trovarlo spesso.

Don Paolo, non ti dimenticheremo!

Alessandro Franzetti

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