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Cari “cattolici progressisti”

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26 Marzo 2007

Gentile Direttore, prendo spunto dalla lettera del Sig. Vanoni del 19 marzo per dire ciò che da tempo avrei voluto scriverle.
La Chiesa cattolica e i Sui pastori, che insieme ai fedeli sono il corpo sacramentale di Cristo stesso sulla terra, hanno a cuore l’uomo nella sua integralità, come Gesù stesso ha mostrato. A noi tocca il compito di servire l’uomo, non certamente quello di giudicarne il cuore, compito che solo Dio ha.

Essere “cattolici” significa seguire il magistero della Chiesa, garantito dal Suo Pastore e dai Vescovi legati a lui; altrimenti si è solo buoni cristiani (che non è poco!), ma non certamente “cattolici”.

Del resto nessuno oggi può obbligare chiunque a stare dentro la Chiesa cattolica.

Riguardo alla questione dei DICO, la famiglia non l’ha inventata la Chiesa. La forma naturale di famiglia esisteva già anche prima di Cristo.

Ma come si fa a non vedere cosa i DICO vogliono introdurre in una società che per sua natura deve essere fondata sulla garanzia di sopravvivenza che è la famiglia costituita dalla coppia naturale?

Vogliamo riconoscere dei diritti alle coppie conviventi? Ma non vi è già l’istituto del matrimonio civile che questi diritti garantisce?

E chi non vuole assumersi delle responsabilità civili perché dovrebbe avere da parte dello stato delle agevolazioni?

Tutto può essere fatto in modo diverso, con altre forme di legge che non devono assolutamente somigliare in alcun modo all’istituto del matrimonio.

Ben altri sono i bisogni delle famiglie oggi, come del resto il Sig. Vanoni stesso mette in evidenza nella sua lettera.

Però la richiesta pressante del riconoscimento delle coppie di fatto, con tutte le motivazioni possibili, è solo il cavallo di Troia della distruzione dell’umano che viene perpetrato nella società “moderna” attraverso tutte le “conquiste civili” che nel tempo sono state fatte o che vorrebbero essere fatte (divorzio, aborto, eutanasia). Di ciò ne è testimonianza il fatto che i DICO sono fortemente voluti innanzitutto dalle organizzazioni omosessuali (vedi ARCIGAY e C.).

Possibile che non vi rendiate conto di quello che emerge dai vari dibattiti che su questa questione fioccano?

Possibile che non vediate come venga fatto passare come conquista civile il riconoscimento di ciò che invece è un’ aberrazione della natura come l’omosessualità?

L’uomo oggi ha perduto la capacità della ragionevolezza delle sue scelte, la capacità di riconoscere la realtà per quello che è. Si sta imponendo invece, come ci ricordano la Chiesa e i Suoi Pastori, il nostro desiderio come unica fonte di lettura della realtà.

Ma la natura non puo essere sottomessa ad esso; provate a mettervi una scarpa di un numero inferiore alla misura del vostro piede, anche se la desiderate fortemente!

Come si fa a riconoscere come normale ciò che invece è una “malattia”? E’ come dire che un obeso, un diabetico, un tetraplegico o uno schizofrenico vivono una condizione di normalità e non debbano essere curati. Certo non per questo giudichiamo gli uomini o li condanniamo. Ma certamente dobbiamo aiutarli se essi lo vogliono.

La questione è chiamare le cose con il loro nome. Tutto il resto, le motivazioni che pur possano sembrare accettabili per far passare questa proposta di legge, i mille dibattiti che su di essa vengono continuamente fatti, le accuse che per essa vengono fatte continuamente al Papa e alla Chiesa, sono solo specchietti per le allodole di chi ha ben altri interessi che il bene dell’uomo nella sua integralità. E i così detti cattolici progressisti, o “adulti” come qualcuno si definisce (vedi Prodi), sono solo il grimaldello per condurre al silenzio la voce stonata dal coro dei consensi di chi ha a cuore la nostra umanità. La Chiesa non ha il compito di fare le leggi dello stato Italiano, ma non possiamo toglierle il diritto di ricordarci qual è il nostro bene, anche se questo talvolta non ci piace (vedi Bindi).

Cordiali saluti

Angelo Spiteri

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