Ci aveva già tentato Licio Gelli
20 Giugno 2006
Egregio Direttore,
la costituzione sorta dalla resistenza, seppure non sia mai stata attuata interamente nel suo dettato, non è da oggi sotto attacco ed è quindi giusto interrogarsi sulle ragioni che hanno concorso a determinare un rischio democratico quale quello insito al referendum del 25/26 giugno, per via dei caratteri autoritari ed eversivi contenuti nella controriforma costituzionale avanzata dalle destre.
Siamo il paese in cui già nel Piano P2 di Licio Gelli veniva prevista una completa riscrittura del testo costituzionale e con le varie bicamerali si è accreditata la balzana idea di una presunta rigidità dell’impianto costituzionale rispetto alle trasformazioni sociali e produttive intervenute a partire dagli anni ’70.
Purtroppo, l’accecamento della sinistra social-liberista rispetto alle ragioni del mercato e alle esigenze di governabilità del sistema ha permesso alla controffensiva delle destre di fare breccia rispetto al sistema elettorale proporzionale, che costituiva oggettivamente la garanzia effettiva dell’inviolabilità del testo costituzionale.
E’ con il referendum del 1993, che sancisce il trionfo anche nel nostro paese del sistema elettorale maggioritario, che si producono le condizioni per quella dittatura della maggioranza, non prevista dai costituenti del 1946, oggi pronta ad attribuire al Presidente del Consiglio poteri che sono addirittura superiori a quelli che la legge del 1925 attribuiva a Mussolini, cancellando la centralità del parlamento ed il ruolo del presidente della Repubblica.
Nonché rendendo diseguale attraverso la cosiddetta devolution la fruizione dei diritti sociali, attraverso la creazione di venti sistemi sanitari, scolastici e di polizia.
Ma nel 1946 si confrontavano tre culture (quella cattolica, comunista e socialista) che avevano comunque al centro il valore della persona umana e non il primato del profitto e del mercato nei loro orientamenti di fondo.
Culture che si rispettavano e quindi poterono pervenire ad un accordo sui principi fondamentali della Costituzione e sulla seconda parte relativa all’ordinamento della Repubblica.
Oggi, invece, non solo si scontrano due culture antitetiche ed antagoniste, ma il condizionamento del mercato è tale, dentro ad un contesto segnato da un neo-liberismo aggressivo, che emerge la volontà di costituzionalizzare non solo il primato dell’impresa rispetto a quello del lavoro, ma anche quello della preminenza dell’interesse privato sull’interesse pubblico generale.
E’ questo il nodo vero dello sconto, che il centro-sinistra ha occultato già nel 2001 attraverso la peregrina approvazione per quattro voti di un presunto federalismo, figlio della subalternità all’egemonia culturale della destra, finalizzato attraverso il principio di sussidiarietà a legittimare
“l’autonoma iniziativa di cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.
Per questi motivi è solo politica politicante e suicida quella che tra le fila del centro sinistra, nell’invocare il no alla controriforma delle destre, accredita le ragioni di un nuovo tavolo costituente, di cui non si intravede alcun bisogno o urgenza sociale che lo legittimi nella realtà concreta.
E’ altresì un errore politico legittimare chi ritiene obsoleta e sovietica la costituzione nata dalla resistenza e lavora per realizzare un regime reazionario di massa, utilizzando la potenza manipolatoria dei mezzi di comunicazione di massa.
Compito di chi si schiera per il no è semmai quello di far corrispondere il più coerente impegno per rilanciare ed attuare il dettato costituzionale, imperniato sulla centralità del lavoro, riaprendo una discussione attorno al sistema elettorale proporzionale, che piuttosto che elemento di frantumazione e di ingovernabilità è l’unico che può effettivamente rispecchiare nel parlamento l’articolazione del pluralismo sociale.
Per muoversi, però, in questa direzione è necessario ricostruire adeguati rapporti di forza dentro al mondo del lavoro e nella società, perché come ha ben illustrato L. Canfora nel suo libro “La Democrazia”, in assenza di ciò i rischi involutivi per le democrazie moderne in un quadro capitalistico sono sempre in agguato.
Ringraziandola per l’attenzione, cordiali saluti
Gian Marco Martignoni
della Segreteria Provinciale
CGIL Varese
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.