Cos’è e dove nasce la violenza politica
9 Gennaio 2011
Caro direttore,
dopo le nostre discussioni un po’ accademiche sul caso Battisti ecco che la realtà si incarica di ricordarci cosa sia la violenza politica, nella sua versione più diretta e brutale. E la luce inquietante della tragedia di Tucson (Arizona) illumina anche la scena europea e italiana. Certo l’America non è l’Italia, non fosse altro per la legge sul porto d’armi, ma tolta questa differenza le somiglianze di problemi e di ideologie non sono poche. Con tanto di pratica delle ‘liste di proscrizione’ come arma di lotta politica. L’idea che la violenza politica sia legata solo al fanatismo religioso o alle vecchie e superate ideologie dell’800, si rivela falsa. C’è una galassia di idee e sentimenti estremisti, forse non riconducibile ad una chiara ideologia, ma non per questo meno attuale e pericolosa.
Vi convivono razzismo e antisemitismo, xenofobia e omofobia, risentimento verso i principi di uguaglianza (in america incarnati dalla riforma sanitaria universalista) e un’idea di civiltà superiore (o ‘suprematismo bianco’) che trovano seguito o tolleranza anche oltre gli appartenenti ai gruppi più estremisti. Ovviamente, nei fatti di Tuscon come in tutti i casi di violenza, la responsabilità rimane individuale. Ma le ombre dei «cattivi maestri» che stanno dietro ai responsabili sono ben visibili. Il presidente Napolitano ha lamentato, e giustamente, i limiti della comprensione e della spiegazione del terrorismo politico evidenziati dal caso Battisti. Per questo non è mai inutile ricordare cosa fu quella barbarie che trasformò e stravolse idee e pratiche di partecipazione –pur radicali, ma ancora legali- in dottrine di odio e in organizzazioni criminali. Pensiamoci.
Saluti cordiali



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