Dalla Polonia a Sesto Calende, un grazie ai racconti di Silvano Moroni
26 Novembre 2007
Caro Direttore,
anche stavolta il filo di arianna di Silvano Moroni è intrigante e non solo perché parla della nostra Sesto e dell’ambra del baltico. Mi viene in mente, e Silvano sa perché, un vecchio sestese che ci parlava sempre di archeologia e di politica: Oliviero Maggi. Un grande archeologo-non-archeologo e un grande appassionato di politica, un vero ‘vecchio comunista’ di quelli, per intenderci, che non solo ci hanno creduto, ma non ci hanno guadagnato una lira. E che non hanno aspettato la caduta del muro per dire che i russi avevano sbagliato tante, troppe cose.
Il museo di Sesto era la sua casa, non la seconda, ma la prima casa. Sennò era al bar o in piazza a discutere di politica. E in tanti andavamo a cercarlo per ragionare, per capire o magari anche per confidare gli affari nostri.
Mi piace ricordarlo col pretesto del racconto di Moroni che, partendo dall’età del bronzo e del ferro arriva ai giorni nostri, passando dalla politica e da Solidarnosc, ovviamente, visto che si trova a Danzica.
Venendo al resoconto sulla situazione polacca, mi pare più disteso delle cronache che arrivavano dalla Romania qualche settimana fa. Non saprei se è perché siamo più a nord, più lontani dall’Italia o perché, per fortuna, intanto i fratelli Kaczynski sono stati allontanati dal potere e non possono più fare guai.
I gemelli Kaczynski, q uelli che rubano la luna li aveva chiamati l’Espresso. Avevano ottenuto la loro vittoria politica con slogan inneggianti a un cambiamento radicale, slogan quasi (quasi!) rivoluzionari. Dopo conquistato il potere, non è cambiato proprio niente. Niente è cambiato in meglio. Non è stata messa in pratica nessuna delle idee dei due fratelli sulla rivoluzione sociale, politica e soprattutto morale del paese. I gemelli hanno avuto il potere, ma non sono stati capaci di usarlo (viene in mente qualcuno che conosciamo?). Alla fine hanno dovuto legarsi all’ultracattolica e nazionalistica Radio Maryja, perché solo lì, a quanto dicono, possono esprimersi liberamente.
Chiusa la parentesi dei gemelli che tanto filo da torcere avevano dato in tanti vertici europei, ora, secondo gli osservatori, è l’Europa che tira un sospiro di sollievo.
Anche dal punto di vista polacco, ci dice Moroni, le cose girano al sereno se è vero che “alla fine anche i più scettici hanno capito che il timore di chissà quale catastrofe fosse per il Paese l’Europa era di fatto infondato. Insomma l’opinione rispetto all’UE, è cambiata, in primis fra i giovani, ma anche fra i più anziani che ora però temono, come per altro in altri paesi, l’ingresso nella sfera Euro. Questa però – dice Silvano – è veramente un’altra storia e vedremo se tornerò per raccontarvela fra qualche anno.
Grazie del racconto Silvano, e intanto spiega ai polacchi che quando entreranno nell’euro non seguano l’esempio dell’Italia ma di altre più attente nazioni.
Grazie direttore per l’ospitalità.



Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.