«Dazi per promuovere uno sviluppo coscienzioso»
4 Gennaio 2005
Da qualche tempo a questa parte numerose delle nostre imprese devono affrontare, oltre alle consuete difficoltà, tasse e pagamenti vari anche il fenomeno di una sleale concorrenza, in particolar modo di provenienza cinese, che basa la propria forza sul mancato rispetto di tutte quelle regole commerciali alle quali sono vincolate in maniera ferrea le nostre attività. Nella Cina comunista i sindacati sono vietati: chi si batte per i diritti dei lavoratori viene condannato, senza possibilità di appello, a tre anni di reclusioni in campi di lavoro forzato. Per non parlare del rispetto dell’ambiente: il governo cinese pare essersi fermato ai tempi della rivoluzione industriale e ha creato sul suo territorio ampie “zone franche” dove la tutela ambientale non è semplicemente prevista. Queste “zone franche”, che rappresentano un fenomeno presente purtroppo non solo in Cina, sono caratterizzate da bassissima pressione fiscale sulle imprese, “deregulation” spinta, smantellamento dei diritti, stipendi da fame. Condizioni che attirano numerose multinazionali ad investire in estremo oriente ma che certo sono i principali fattori scatenanti di una concorrenza senza precedenti i cui prodotti stanno invadendo i nostri mercati in maniera sempre più preoccupante.
Invocare la massima correttezza commerciale e proporre una politica di dazi per chi non rispetta le regole non significa voler impedire l’industrializzazione dei paesi più poveri e arretrati ma propugnare uno sviluppo civile e coscienzioso. L’importazione incontrollata è causa inoltre di innumerevoli rischi per la salute nostra e dei nostri figli, basti pensare alle decine di migliaia di giocattoli sequestrati dalle forze dell’ordine perché privi di ogni marchio di qualità e di garanzie di fabbricazione.Il consiglio regionale lombardo ha approvato una mozione presentata dalla Lega Nord che impegna il presidente Formigoni ad intervenire presso il governo italiano ed il Consiglio europeo perché vengano osservate le norme del commercio internazionale da parte del governo cinese. E’ il primo provvedimento istituzionale in Italia contro la concorrenza sleale, ancora un esempio di come il Carroccio svolga una funzione di pungolo in merito ad argomenti, dapprima scomodi, poi condivisi dalla maggior parte dell’arco costituzionale.
Un protezionismo ragionevole e ponderato è un argomento che trova sempre maggiori consensi a livello europeo, in considerazione anche del fatto che altri Stati quali Giappone e USA applicano una politica di dazi doganali e di ferrei controlli sulle importazioni mentre le imprese del nostro continente sopportano senza fiatare il “libero scambio” senza regole e senza tutele. Abbiamo il dovere di difendere con tutti i mezzi il futuro delle nostre aziende e dei nostri lavoratori da un pericolo che ormai non riguarda più solo il comparto del tessile ma che sta coinvolgendo sempre un maggior numero di tipologie d’imprese. Pelletteria, abbigliamento, elettrodomestici, orologeria, calzature e componentistica sono tra i settori più colpiti dall’invasione cinese con conseguenze drammatiche: solo il fenomeno della contraffazione comporta la scomparsa annuale di circa 12 mila posti di lavoro nel nostro Paese. Per porre un freno alla situazione occorre intervenire con serietà anche a livello europeo per introdurre forme di protezionismo diretto e indiretto a difesa di chi lavora onestamente e nel rispetto delle leggi.



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