Dignità del Parlamento e questioni sociali
28 Novembre 2011
Caro direttore,
cogliendola come occasione imperdibile di polemica nei confronti della sottoscritta su temi particolarmente sensibili e delicati, sono scattati come molle ad invocare la fine dei privilegi, la giustizia e l’uguaglianza dei cittadini, la salute per le finanze pubbliche.
Novelli Savonarola e finti paladini del Parlamento.
Sono gli autori delle lettere 398, 404, 408, 409, dei quali, frequentando questa rubrica, non riesce difficile richiamare l’area politica d’ispirazione.
Tali fans dell’ex Presidente del Consiglio, in contrasto con gli scritti appassionati e roventi di cui sopra, non dicono adesso, né mai prima, parole di critica e censura contro le offese e umiliazioni inferte al ruolo del Parlamento e dei Parlamentari da Berlusconi e dalla maggioranza che l’ha sostenuto.
Se ne sono stati in silenzio anche quando in quella istituzione si sono organizzati il mercato della compravendita dei voti e il carnevale, con la messa in scena della maschera amara e grottesca di Scilipoti o del bricconesco racconto di Ruby e lo zio d’Egitto. Anche quando il libero confronto delle posizioni tra i gruppi e il governo, in particolare sulla grave crisi economica e finanziaria che avanzava, è stato impedito con l’imposizione di 55 voti di fiducia e un numero infinito di decreti legge, mentre si producevano a tambur battente decine di norme ad personam sotto la dettatura degli onorevoli avvocati difensori del premier. Anche quando ci si è accorti che il Parlamento era stato riempito di indagati, inquisiti, condannati, persino di reati gravissimi e infamanti.
E non s’è detto nulla contro la cancellazione delle norme severe risalenti a Prodi circa l’uso delle auto blu e dei voli di Stato da parte di ministri e sottosegretari o contro l’annullamento dei plafond da imporre agli stratosferici compensi dei manager delle aziende a partecipazione statale come Finmeccanica.
Credito, prestigio, funzionalità del Parlamento hanno subito così colpi gravissimi che la stagione nuova del dopo Berlusconi ha il compito e il dovere, a salvaguardia del regime democratico, di recuperare entro il più breve tempo possibile.
In sintonia con questi propositi, espressi anche dalla più vasta opinione pubblica, Camera e Senato sono chiamati con urgenza a imprimere caratteri di sobrietà, rigore, austerità, nei propri regolamenti, in modo che sia fissato un tetto insuperabile e indipendente dal numero delle legislature per indennità e vitalizi, sia cancellato il cumulo dei due vitalizi per chi è stato parlamentare e anche consigliere regionale, sia riconsiderato a fondo il rapporto tra indennità e vitalizio e i redditi che derivassero da contemporanea attività professionale.
In tema di pensioni, oggi sotto pesante attacco, ritengo non inutile ricordare l’impegno profuso dal centrosinistra 2006-2008, nelle cui liste ero stata eletta in Senato, per la tenuta e l’equità del sistema previdenziale dei lavoratori, introducendo una riforma duratura come la quattordicesima per le minime, un adeguamento ai tassi d’inflazione più incisivo per le basse e maggiormente rapportato ai contributi versati. Si erano anche varati provvedimenti per ridurre il tempo di lavoro per i cosiddetti lavori precoci e lavori usuranti. Si erano riaffermati i diritti acquisiti.
Nell’opera di riconsiderazione di indennità e vitalizi avevo espresso nella mia lettera 396 e vorrei qui ribadire l’esigenza che non si spengano attenzione e cura affinché il Parlamento, sede della sovranità popolare, non rischi in futuro di essere accessibile solo ai ricchi e ai “fortunati”.
Cordiali saluti



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