» Invia una lettera

Excusatio non petita, accusatio manifesta

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

26 Luglio 2005

Egregio direttore,

per rispondere ad un passo, costituito da tre righe, dell’ampia lettera in cui ho espo-sto le mie riflessioni critiche sul programma della fondazione culturale “1860 città di Gallarate”  tre righe in cui, senza nominarlo, mi sono riferito a lui (le riporto perché sono illuminanti: “Piuttosto stupisce che vi sia chi, pur provenendo da tutt’altra sto-ria, si pone al servizio di una tale impresa e cerca persino di nobilitarla attingendo al repertorio lessicale del socialismo messianico di Ernst Bloch”)  Adriano Gallina ne ha scritte quarantasette per giustificare il detto programma. Mi domando, per la veri-tà, se toccasse a lui una simile incombenza, dal momento che altri, e ben più influenti di lui, sono i bersagli contro cui indirizzavo i miei strali. Dunque, è difficile negare, di fronte a tanta reattiva veemenza, la legittimità dell’applicazione di un’antica e sag-gia massima latina come quella che ho riportato nel titolo di questo intervento. Evi-dentemente, se chi non è stato citato neanche per nome ha impugnato la penna per condurre, più che un attacco nei miei confronti, un’autodifesa dai toni biliosi e, a tratti, isterici, devo aver toccato un nervo scoperto: ‘inde irae’.

Ciò nondimeno, è bene che del tema in questione si discuta, purché si sappia che, es-sendo in gioco concezioni della cultura e dell’attività culturale così diverse da risulta-re antitetiche, l’oggetto del contendere non sono gli esiti più o meno felici e più o meno efficaci delle differenti iniziative in cui si articolerà il programma della fonda-zione culturale, ma i presupposti stessi su cui poggia tale programma: presupposti che non vengono minimamente trascesi o riscattati dalla partecipazione di Edoardo San-guineti al festival della poesia e dai riferimenti più o meno occasionali a Stephen Gould e a Richard Lewontin (su Céline è meglio sorvolare, anche se averlo evocato è quanto mai sintomatico degli orientamenti che si perseguono).

Perciò, proprio perché mi preme richiamare l’attenzione sulle questioni serie, impor-tanti e ineludibili che ho inteso porre con la mia lettera e di cui non vi è traccia nella replica che mi è stata opposta  che cos’è la cultura? quali sono i contrassegni di una politica culturale democratica e progressista? quale legame intercorre fra il territorio, le forze che dirigono l’amministrazione comunale e la fondazione culturale? quali condizioni non solo professionali ma di contesto sono necessarie per impostare e condurre un’iniziativa culturale che favorisca la maturazione critica di settori sempre più vasti della popolazione sui problemi del nostro tempo e della nostra società? , osservo che la personalizzazione della polemica, con cui si cerca di deviare l’attenzione da tali questioni, e l’atteggiamento di chi, come il mio ipocritico interlo-cutore, capovolge il mondo reale per collocarsi poi al centro del mondo così capo-volto, sono, senza alcun dubbio, frutto di una falsa coscienza o, per meglio dire, di una coscienza necessariamente falsa, correlato ineliminabile della “oggettività di Gallarate”.
Concludo, esponendo in forma aforistica, e indicando fra parentesi gli autori da cui le ho tratte, alcune considerazioni riguardanti il rapporto tra cultura e politica, la cui im-portanza è dirimente sia sul terreno della battaglia ideale che su quello dell’impegno civile. Parto da un assioma che mi sembra innegabile tanto in linea di principio quanto alla luce dell’esperienza storica che ha segnato l’età contemporanea: “destra e sinistra esistono anche nel deserto” (Mao Tse-tung). Certo, la linea di demarcazione fra la destra e la sinistra nel campo della cultura non si può ricavare meccanicamente dalla linea di demarcazione fra la destra e la sinistra nel campo della politica (Elio Vittorini), ma esiste: identificarla è un problema di analisi specifica la cui soluzione richiede rigore culturale, consapevolezza storica e senso critico. La terza considera-zione ricorda, a proposito del rapporto tra capitalismo e fascismo, che “quel grembo è ancora fecondo” (Bertold Brecht). La quarta indica due punti di non ritorno (i quali, dato il carattere precario delle conquiste democratiche nell’odierno quadro mondiale, si traducono per le forze coerentemente antifasciste e per tutta l’umanità progressista in altrettanti compiti da assolvere): la battaglia di Stalingrado (1943) e l’esecuzione di Giovanni Gentile (1944). Laddove è opportuno precisare che il primo evento ha rap-presentato nella nostra epoca, dal punto di vista storico-filosofico, lo scontro decisivo fra la destra e la sinistra hegeliane (Ernst Cassirer), mentre il secondo ha creato nel nostro paese la possibilità di un rapporto diverso tra intellettuali e popolo (Concetto Marchesi).
Riconosco che si tratta di presupposti inconciliabili con l’opportunismo, ma da essi non può prescindere, pena l’abdicazione, chi intenda fare della cultura non un mecca-nismo che, sublimandola ed eternizzandola, riproduce la società esistente, ma un’arma della critica e, quindi, un fattore organico e operante del ‘movimento reale che abolisce lo stato di cose presente’.

Eros Barone

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.