» Invia una lettera

Facciamo chiarezza sulla più grande cementificazione della storia Varesina

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

15 Novembre 2004

Gentile Direttore,

mi permetto di scriverle per replicare all’articolo relativo al carcere a firma Roberta Bertolini. La prima domanda che mi è sorta spontanea è stata: perché affidare il pezzo a una cronista che non conosce l’argomento anzichè a coloro che hanno seguito la vicenda dall’inizio ed hanno ben chiari i termini del problema così come gli attori in campo.
La cosa parte col piede sbagliato già dal prologo, laddove parla di braccio di ferro sul “caso Miogni”.
Questa operazione la si può chiamare in molti modi, ma i Miogni sono un’altra cosa.

Continua, poi, insultando chi fin da subito si è opposto a questo progetto scellerato trattandolo come un bambino capriccioso che non vuole accanto a sé megarealizzazioni che certamente andrebbero ad incidere pesantemente sulla qualità della vita. Perché che “Ci vogliono nuove centrali elettriche, Ci vuole un inceneritore, e, soprattutto, Bisogna costruire un nuovo carcere” è tutto da dimostrare, e democrazia vuole che di queste cose si parli con i cittadini, si ascoltino le loro ragioni e poi, solo poi si prendano decisioni.
Troppo spesso abbiamo dovuto prendere atto, a posteriori, che classi dirigenti poco attente alle opinioni di chi le ha elette ed anche di chi non le ha elette (che ha pari diritti), o addirittura (ce lo dice la storia recente, anche varesina) decisamente malavitose, hanno procurato danni gravissimi alla comunità. Quindi la vigilanza ed i suggerimenti della gente, e non la passività, sono il sale della democrazia.

Andiamo avanti di qualche riga e c’è da trasecolare. La più grande cementificazione della storia di Varese (si informi) viene definita :”qualche metro cubo di cemento”. Ma sa di cosa sta scrivendo?
Poi afferma che nessuno conosce la zona: “prima ci si passava accanto in macchina degnandola appena di uno sguardo”. Ma che parli per sé! La richiesta di adibirla a Parco risale al 1995. Personalmente la frequento da sempre per i miei hobbies botanici e micologici e vi incontro persone che fanno jogging; coppiette di tutte le età che passeggiano, magari con la speranza di trovare qualche fungo per il risotto; ragazzi che giocano; contadini che lavorano; addirittura gruppi scout in uscita domenicale.
Proseguendo, fa confusione tra il Comune di Gazzada che ricorre al Consiglio di Stato e il Coordinamento per il Parco (composto da Associazioni, Gruppi e semplici cittadini) che ricorre al TAR. Non disponendo quest’ultimo della cifra elevata che occorre per tale atto, mette in atto strategie cristalline (la castagnata) aventi come unico onere la fatica e la disponibilità di tempo e di cose da parte degli organizzatori. E, occorre dirlo, ottenendo risultati lusinghieri. Cosa c’è che non va? Meglio i fondi neri o cose del genere? Quanto poi al “nemmeno una passeggiata col cane”, perché non lo chiede alla gente e nella fattispecie al titolare del centro fotocopie che mi fa sempre un po’ di sconto sui volantini che annunciano le nostre iniziative, perché difendiamo le zone dove lui porta a spasso il cane?

Quanto ai “molti” che se ne strafregano del Parco, lasciamo perdere, non sono certo quelli su cui contare per un futuro migliore.
Più avanti si dice che, per Varese, si tratterebbe “solo” di stravolgere il Parco a sud della città. Solo? E la viabilità in viale Borri? Si tratta di una delle grandi vie d’accesso al centro cittadino su cui sorgono: due Ospedali; tre Supermercati; due Facoltà universitarie ed altre in corso di realizzazione; il più grande Centro per Anziani del capoluogo; la maggior azienda varesina: la Bassani Ticino; la Telecom; gli arrivi e le partenze per l’Autostrada e, senz’altro, dimentico qualcosa. Il sottoscritto abita alla fine di questa strada, nei pressi del Consorzio Agrario, e al mattino fa fatica ad inserirsi nel traffico, perché la coda per Varese arriva fino alla “Malcollina”. Siamo al tracollo già ora, figuriamoci con l’aggiunta del carcere.

Tutto questo non può essere liquidato superficialmente come “scaramucce”, “dispetti alla Gianburrasca” o “liti di condominio”. La posta in gioco è ben più alta, si tratta, ripeto, della qualità della vita e di ciò che lasceremo come eredità ai nostri nipoti.
Credo che l’informazione debba essere fatta tenendo conto della realtà e delle ragioni di chi è dentro la notizia e non raccontando storielle per bambini poco svegli. Oltretutto, per chi vuole documentarsi sull’argomento, Varesenews offre una ampia e documentata “bibliografia”. Cordiali saluti

Beppe Orlandi - Coordinamento per il Parco

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.