Feste scolastiche in discoteca: un business pericoloso
3 Novembre 2010
Egregio Direttore,
Spettabile redazione,
Quante volte abbiamo già letto (e voi forse scritto) di episodi di cronaca in cui, a causa di organizzazioni carenti e colpevoli, mancanza di misure di sicurezza, disprezzo per le regole,
assembramenti eccessivi entro locali inadeguati e quant’altro, quello che doveva essere un momento di festa si è invece trasformato in dramma?
E allora tutti pronti a sciorinare giudizi e sentenze ed a pontificare sulla prevenzione, sulle regole, sui controlli e sulle responsabilità. Discorsi utili ma sterili, perché affrontati a posteriori e presto dimenticati.
Proprio questo mi spinge a scrivervi, per denunciare un episodio che per puro caso, fortuna o miracolo (ognuno lo definisca come preferisce) non è giunto all’onore delle cronache, ma che non ritengo giusto passi inosservato ed impunito, per l’estrema gravità e le molteplici responsabilità ad esso correlate.
Il fatto: l’altra sera, presso una discoteca della provincia si sarebbe dovuta svolgere la festa delle scuole superiori di Busto Arsizio e Gallarate, un evento ormai abituale e di grande richiamo.
Dico “sarebbe” perché in realtà la serata si è trasformata in un caos totale. A causa dei biglietti venduti in prevendita in numero molto superiore alla capienza del locale (e questo la dice lunga sulla
serietà e le capacità degli organizzatori) e ciononostante continuati a vendere alle porte del locale anche a chi non aveva la prenotazione (e questo getta quantomeno un’ombra di sospetto sull’onestà delle
intenzioni) si è rapidamente raggiunta la situazione che segue:
– all’interno del locale una ressa ingestibile dove, a detta dei presenti, non era nemmeno possibile muoversi e dove per esempio, per rimediare a situazioni in cui lo stesso tavolo era stato
"erroneamente" venduto a più gruppi, sedicenti PR offrivano bottiglie gratuite di superalcolici a quindicenni, in totale disprezzo delle leggi;
– all’esterno, sotto una pioggia battente, le consuete scene che siamo soliti sentir raccontare “il giorno dopo”: centinaia di ragazzi pressati contro le porte chiuse, altri che tentano di scavalcare le recinzioni per entrare o per uscire, strafottenti ed inadeguati “buttafuori” che strattonano adolescenti con la metà dei loro anni scaraventandoli in mezzo alla strada e così via…
Qualcuno dirà forse “dai, non è successo nulla…” e allora?!? Dobbiamo forse attendere il peggio per sentirci legittimati a chiedere conto degli errori e delle responsabilità?
Ditemi voi, che siete uomini di cultura e di informazione: cosa dobbiamo intendere quando ci riempiamo la bocca della parola “sicurezza” o “prevenzione”?
C’è sicuramente qualcuno che ieri ha incassato migliaia, forse decine di migliaia di euro per biglietti non usufruiti per una propria totale deficienza organizzativa e che si guarderà bene di restituirli:
dobbiamo forse considerarlo un fatto ineluttabile?
E anche volendo sorvolare sul fatto economico, augurando agli stessi di spendere tutto in medicine e cure ospedaliere, vogliamo dimenticarci che la festa è stata promossa all’interno delle scuole,
con manifesti affissi in tutte le classi e quindi presumibilmente autorizzati dalla scuola stessa?
Vogliamo dimenticare che all’interno delle scuole sono stati venduti i biglietti senza nessuna vigilanza, alla luce dei fatti, sulla serietà dell’organizzazione?
Se i presidi, come è prevedibile, conoscono i nomi degli organizzatori per essere stati da essi interpellati per i suddetti permessi, li facciano, li rendano pubblici, così che sia possibile sporgere le
necessarie denunce per truffa, per incapacità e per tutto quello che a noi genitori, ai nostri figli o ai nostri avvocati può venire legittimamente in mente!
Se non li conoscono, chiederemo loro spiegazioni approfondite e convincenti in merito.
Certo è che, da parte mia, gradirei che in futuro si facessero carico di tenere nettamente separate le proposte della scuola da quelle ad essa estranee, non consentendone né la pubblicità né tantomeno la
promozione all’interno delle strutture scolastiche.
Anche le autorità pubbliche, siano esse i comuni o le forze di polizia, si presume siano state oggetto di richieste di autorizzazione: cosa stanno facendo ora per chiarire la dinamica dei fatti? Erano presenti? Hanno vigilato sul rispetto delle regole riguardo alla mescita di alcool ai minorenni? E sul rispetto delle
norme e dotazioni di sicurezza? Spero che anche loro non si accontentino di un semplice “…poteva andare peggio…” ma si diano da fare prima di tutto per sanzionare chi ha sbagliato, e poi per evitare
che episodi simili si ripetano.
Sarebbe confortante ricevere qualche conferma ufficiale in tal senso.
E se qualcuno ritiene queste parole eccessive lo dica chiaramente e si faccia da parte, ma poi stia zitto e rassegnato se qualcosa di meno piacevole dovesse capitare a sé o ai propri figli nel futuro.



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