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“Gallarate per i coloured è come l’Alabama del 1970”

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3 Giugno 2025

Gentile redazione,
Vi scrivo perché vorrei segnalare un fatto abbastanza strano che mi ha visto protagonista la sera di venerdì 30 maggio.
Dopo una cena in un locale del centro cittadino, io e un gruppo di amici decidiamo di spostarci, alla spicciolata, in un altro locale per bere un drink e proseguire le chiacchiere.

Giunti all’ ingresso del locale, ci accingiamo ad entrare ma io, al fondo della fila, vengo fermato dalla sicurezza con la motivazione del “locale troppo pieno”. Decido allora di attendere l’uscita di altri avventori così da poter accedere e non far sforare il numero di persone all’interno. Durante l’attesa vengo raggiunto dal restante gruppo di amici e, visto che un grosso numero di gente era già uscita, mi appresto ad entrare con il secondo gruppo di amici. La situazione si ripete, loro entrano e io vengo fermato nuovamente, gli spiego che sono con un gruppo di persone ma la risposta stavolta allude a fantomatiche questioni di sicurezza.

Chiedo spiegazioni a riguardo ma la mia domanda non viene ascoltata, vengo cortesemente invitato ad allontanarmi da davanti al locale per non intralciare il passaggio.
I miei amici, un po’ scossi dalla situazione si premurano di uscire a chiedermi cosa volessi da bere e se avessi fatto qualcosa di strano o se non ci fossero questioni legate all’abbigliamento.
Nel frattempo, incontro un amico che lavora in collaborazione con il locale e gli spiego la situazione. Cerca di capirci anche lui qualcosa e “magicamente”, dopo una decina di minuti, mi viene “concesso” l’accesso all’ interno del locale.

Entro, ritiro il mio drink ed esco, per non turbare l’ altrui sensibilità con la mia presenza, visto che già in cuor mio avevo un sentore delle reali motivazioni del comportamento, avendo vissuto da sempre questo genere di pregiudizi.
L’indomani le mie teorie verranno confermate: c’è stata la decisione del proprietario, per salvaguardare il buon nome del locale, di adottare la strategia del divieto di ingresso ad una determinata tipologia di persone che “anche se è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”, come espresso più volte anche da un ormai famoso generale.

Non nego di essere molto preoccupato, come cittadino, della deriva che si sta prendendo ed in particolare in questa città, dove per far fonte alle ben note problematiche di sicurezza che la affliggono, invece di porre in essere, oltre alle dovute misure severe anche tavoli di dialogo per cercare soluzioni realmente efficaci, si lasci tutto allo sbando, favorendo di fatto la strada a soluzioni all’apparenza semplici, intraprese trionfalmente dal singolo sulla spinta emotiva del “lasciamoli fuori così il problema sarà di qualcun altro, ma come ho fatto a non pensarci prima?”.

Ho deciso di non firmare la lettera (la provenienza della mia mail è a disposizione della redazione ovviamente) perché non sono alla ricerca di una eventuale visibilità mediatica e tantomeno per questioni di sicurezza personale. Voglio tralasciare la figura che mi hanno fatto fare davanti a tutti i presenti, il peso di dover dare spiegazioni agli amici che si chiedevano il motivo di un simile comportamento, una volta appurato che non era per come ero vestito che non mi hanno fatto entrare bensì per il colore della mia pelle, e non da ultimo il trovare le parole più adeguate per scrivere una riflessione senza il peso emotivo di ciò che è successo.

Il mio unico intento è far capire ai lettori che ciò che è successo va oltre l’identificazione del singolo, potrebbe succedere al medico A venuto da Cassano Magnago ma di origini congolesi, alla signora B dentista di Arcisate proveniente dalla Turchia o al figlio adottivo di C figlio del mondo, in giro con gli amici in una fin li normale serata di svago. Nessuno può infatti sentirsi sollevato dal coinvolgimento nel tema delicato che ha visto protagonista la nostra città lo scorso 17 maggio, perché come scrisse il poeta “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

(L’immagine di apertura dell’articolo è generata dall’Intelligenza Artificiale)

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