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Giovani e referendum

Referendum urne 2026
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26 Marzo 2026

Caro Direttore,

nell’arco di un ventennio la maggioranza del popolo italiano ha respinto nei tre referendum indetti nel 2006 da Silvio Berlusconi, nel 2016 da Matteo Renzi e nel 2026 dalle destre reazionarie ed eversive attualmente al governo qualsiasi modifica dell’ordinamento costituzionale entrato in vigore con il I° gennaio del 1946. A riprova che la carta che i nostri costituenti hanno redatto dopo un lungo e meditato dibattito, conserva, nonostante il trascorrere dei decenni, un’impressionante attualità sul piano dei principi e dei valori che attengono alla  dignità e allo sviluppo della persona umana. In questo senso la sonora sconfitta di Giorgia Meloni e dei suoi sodali è il prodotto di uno schieramento che oltrepassa il campo della sinistra, smentendo quella presunta investitura popolare che le è stata attribuita da giornalisti troppo zelanti. Una sconfitta che è duplice, poiché oltre al tonfo sul piano nazionale, lo smacco della sua immagine sul piano internazionale è decisamente rilevante. A questo esito hanno concorso molteplici fattori : innanzitutto quelli di carattere internazionale, poiché è risultato troppo evidente il doppio standard adottato da Giorgia Meloni nel giudicare le guerre che, purtroppo,  insanguinano il pianeta. Mentre sul conflitto in corso in Ucraina, unitamente alla coalizione dei Volenterosi, si è pronunciata più volte nella condanna nei confronti dell’aggressione da parte della Russia – quando in realtà siamo in presenza di una guerra per procura condotta dagli USA e dalla Nato sulla pelle dei corpi del popolo ucraino -, nessun moto di condanna per il genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania è stato proferito dalla sua bocca; e analogamente per quanto sta avvenendo con la scellerata guerra preventiva scatenata dagli USA e da Israele nei confronti dell’Iran. Con per di più la plateale aggravante della cancellazione di qualsiasi parvenza del diritto internazionale. Inoltre, ad una postura sempre ammiccante ad ogni appuntamento con gli altri leader a livello internazionale, Giorgia Meloni nelle vicende interne ha mostrato un atteggiamento arcigno e livoroso, finalizzato ad individuare di volta in volta un colpevole da additare all’opinione pubblica, nel mentre a reti unificate e tramite i social si è sperticata nella falsa narrazione di un paese con il massimo tasso di occupazione mai raggiunto, e quindi rilanciato nell’arena internazionale. L’elenco dei presunti guastatori del governo da lei guidato è ampio e vario, ma la guerra scatenata contro i magistrati e il giusto equilibrio dei poteri ha raggiunto toni inverecondi, pari solo a quelli che lei è solita usare contro i migranti. Nonostante la palese e reiterata violazione della par condicio e la tragico-comica comparsata da Fedez, i suoi triviali messaggi non hanno fatto presa, in quanto la rottura della connessione da parte del suo governo con i bisogni, le preoccupazioni e le attese delle classi popolari è progressivamente diventata una voragine incolmabile. Non è un caso che la rabbia delle nuove generazioni per l’assenza di prospettive dignitose per il loro futuro si sia materializzata dalle grandi e inascoltate manifestazioni per Gaza nel voto a maggioranza per il no nelle urne; come alla stesso modo si sono espresse tutte le regioni del Sud del nostro paese, stante l’acuirsi delle diseguaglianze e a fronte della permanenza del ricatto esercitato dai settori dell’economia governati dalle mafie. Altresì non sorprende, guardando la cartina geografica , che la Lombardia e il Veneto risultino le uniche regioni, insieme al Friuli Venezia Giulia, che si siano pronunciate a maggioranza per il si. In queste regioni, se si eccettuano le grandi città, le pulsioni egoistiche e anti-solidali sono da tempo dominanti; ma, fortunatamente, lo spirito divisivo che contrassegna il disegno leghista dell’autonomia differenziata non trova riscontri favorevoli nell’opinione pubblica del resto del paese, ed ha pesato negativamente anche in questa consultazione referendaria. Infine, è opportuno rilevare come i referendum su lavoro e la cittadinanza, promossi dalla Cgil nel giugno del 2025, abbiano costituito la base per l’allargamento della partecipazione in questa storica occasione.

Cordiali saluti

Gian Marco Martignoni

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