Grazie di cuore al PS di Varese
14 Aprile 2010
tra le tante vicende che sono state descritte sul Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese, vorrei raccontare anche l’esperienza mia e di mio marito, avvenuta qualche settimana fa.
Sono le 23.00 circa e mio marito, da qualche ora, accusa dei dolori al petto, non persistenti ma che “vanno e vengono”. Sto pensando di chiamare la Guardia Medica, quando mio marito, forse per un sesto senso, mi dice che si sentirebbe più tranquillo se andassimo in ospedale.
Alle 23.30 circa arriviamo al PS e gli viene, praticamente subito, fatto un elettrocardiogramma, dal quale risulta tutto a posto. Gli viene fatto un prelievo del sangue e ci viene detto che dobbiamo attendere circa tre ore per l’esito.
Alle 03.00 circa, la dott.ssa Lattanzio, cardiologa, ci spiega che non sembrerebbe un quadro da infarto, visto che mio marito non ha nessuna delle condizioni cosiddette a rischio e che anche un secondo elettrocardiogramma è negativo. Però, dalle analisi risulta una leggera alterazione della troponina, che viene considerato un segnale. La dott.ssa propone di trattenere mio marito qualche ora in osservazione. Mentre parliamo, mio marito sente una fitta e la dott.ssa Lattanzio esegue immediatamente il terzo cardiogramma, che segnala un leggero movimento. A questo punto la cardiologa ci spiega che forse resterà in osservazione qualche giorno. Ed io l’ho apostrofata dicendo “Che eccesso di zelo!”, tanto mi era sembrata scrupolosa.
Riccardo viene portato nella stanza dell’osservazione breve e attaccato ad un monitor. Mentre lo sto salutando, entrano di corsa la dott.ssa Lattanzio e altro personale. Sento dire “Sig. Cappello, lei non sta bene, la dobbiamo portare da un’altra parte” e, come in un film che si rispetti, tutti corrono per corridoio con il letto. “Tossisca, tossisca” e io dietro a loro chiedendo “Ma cosa succede?”. Poi mio marito sparisce dietro la porta della rianimazione. Alle 05.30 circa Riccardo viene sottoposto d’urgenza ad un’angioplastica.
E’ andata bene, ma per tre ore la vita di mio marito è stata in pericolo. Tre ore durante le quali non sono mai stata lasciata sola. Tutto il personale del PS si è prodigato per darmi conforto e sostegno, arrivando persino a cercare un caricatore compatibile con il mio cellulare che, nel frattempo, si era scaricato. La dott.ssa Lattanzio, con estrema delicatezza, ma con fermezza, mi ha costantemente informata sulla situazione. E non si è tirata indietro nell’avvolgermi in un abbraccio, con mio conseguente pianto “sciogli tensione”, quando mio marito è uscito dall’emodinamica.
Ho trovato tanta umanità e disponibilità. Nei giorni successivi, mi è capitato di incrociare in ospedale qualcuno del personale presente quella notte e mi è sempre stato chiesto come stesse mio marito.
La stessa umanità e disponibilità l’ho trovata nel personale della Terapia Intensiva Coronarica e della Cardiologia, che non si è mai risparmiato in simpatia, dedicando tempo ed attenzioni ai degenti che, spesso, si annoiano perché, devono riposare, ma sono svegli e vigili.
Un abbraccio, una parola gentile, una battuta simpatica, sono piccoli gesti che in certi momenti contano come grandi imprese, perché aiutano ad affrontare anche le circostanze più drammatiche.
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