I cattivi esempi dello sport professionistico
16 Febbraio 2012
Gentile Pier Fausto Vedani , chi scrive si occupa da molti anni di sport , contribuendo a portarlo in ogni luogo e proponendone la pratica a tutti senza distinzione di ceto sociale, razza , religione, attraverso un ente di promozione sportiva nazionale (ente che accoglie a livello nazionale oltre 1.300.000 tesserati e circa 20.000 associazioni sportive affiliate e in provincia di Varese conta circa 12.000 tesserati e oltre 200 associazioni sportive affiliate) e si vanta di essere tra quelli che attuano il pensiero: “ lo sport è di tutti NESSUNO escluso”, quelli che promuovono lo sport come veicolo di socialità.
Quelli che pensano inoltre di aver sempre molto da imparare e credono che il confronto e la possibilità di critica siano un patrimonio di cittadinanza irrinunciabile.
Lei definisce le opinioni di alcune persone come : “ portatrici di una evidente antipatia o di arcaismi ideologici nei confronti dello sport professionistico del quale però non si considerano le ricadute sociali”, ebbene, se lo sport è quello che Lei tenta di descrivere nella sua nota a “margine”….. dichiaro di appartenere alle persone con le opinioni della categoria da lei descritta.
Nessuno si è mai sognato di criminalizzare “Lo sport professionistico” . Esso svolge il suo ruolo e gli è da tutti riconosciuto.
La critica è verso chi gestisce ed organizza un certo tipo di sport professionistico: usando una semplice parabola, “non puoi farti bello con gli occhi di un altro”, si vuole affermare che se decidi di fare o di organizzare una attività “professionistica” a fini di lucro , qualunque essa sia, te ne assumi oneri ed onori, comprese le attività sportive professionistiche, cioè….
…NON puoi pensare che la collettività ti metta a disposizione le strutture , i mezzi d’opera, e tu guadagni usando strutture pagate da tutti. Questo è arcaismo ideologico?? O forse è paragonabile alla decisione di acquisire al patrimonio pubblico un immobile da destinare all’uso di tutta la collettività tipo un museo o simili?? L’esempio di villa Mirabello è completamente fuori contesto poiché nessuno ha mai pensato a simili paragoni.
E’ il momento di pensare che gli impianti sportivi costruiti con i soldi della collettività vengano anche utilizzati dalla collettività e non solo da una elite di “professionisti” magari anche strapagati.
“Lo sport professionistico è anche e ancora amor di bandiera” e svolge un ruolo sociale”, uso un suo pensiero, ma, non è forse dimostrato che il professionismo esasperato, in alcuni sport , ha portato eccessi nei comportamenti individuali ? quali doping, combine per modificare i risultati, atteggiamenti che si ripercuotono per spirito di emulazione anche a livelli minori. Il calo di presenze negli stadi non è forse anche frutto di simili atteggiamenti ?.
Inviterei il sig. Vedani a seguire una partitella di un qualsiasi campionato minorile di bambini e adolescenti; in molte occasioni potrà assistere a imprecazioni e incitamenti anche violenti di genitori , nonni e parenti che non esitano a calpestare tutto purché il loro “ gioiello” possa sfondare nello sport e diventare “un super professionista strapagato” riscattando cosi le frustrazioni paterne o materne per non essere a loro volta riusciti a diventare “celebri campioni”. Esagerazioni ?? provi a frequentare un campo sportivo o una palestra dove si svolge un incontro di uno sport “famoso”,quelli che vanno per la maggiore e trovano tanto spazio sui media, per intenderci. Recentemente nella nostra provincia abbiamo letto di genitori che si sono “scontrati” violentemente per diverbi sportivi.
Certo NON possiamo dire che atteggiamenti in precedenza descritti siano colpa esclusivamente dello sport professionistico, ma di sicuro possiamo affermare che in esso di cattivi esempi sono piene le cronache.
Cordiali saluti
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