I crimini di “san” Carlo Borromeo
22 Maggio 2010
Spett.le Redazione,
e’ sorprendente e triste constatare quanto sia facile ricorrere all’apologia del mito, piuttosto che perseguire un rigoroso cammino di ricostruzione storica e di ridefinizione della verita’!
Vi scrivo a margine del convegno che in questi giorni si sta svolgendo fra Milano e Angera (VA) per la ricorrenza del quarto centenario della canonizzazione di Carlo Borromeo sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica (!!!) ed il patrocinio di altri vari prestigiosissimi enti.
Ecco quindi come si sia persa un’altra opportunita’ per una reale confutazione storiografica che ristabilisse una memoria oggettiva della vita e dell’epoca di Carlo Borromeo regnante e come sarebbe stato invece auspicabile che la chiesa cattolica e la diocesi ambrosiana avessero trovato il coraggio di riconoscere anche la gravità delle colpe del presunto "santo". Sono pagine di memoria molto lontane, ma che non possono per questo mistificare una verita’ che e’ ben diversa, sotto molti punti di vista, da quella ufficiale e celebrata!
Non si tratta di "polverose" critiche: e’ doveroso rispetto per la storia ed atto di pieta’ e perdono per il sangue versato da innocenti!
Occorrerebbe cosi’ ricordare il ruolo di primaria importanza svolto dal Borromeo nel concilio di Trento, pur nelle sue fasi finali, quale autore del Catechismo tridentino (questo certamente non un reato) e come cio’ si fosse tradotto fin da subito in una solerte, intransigente e crudele missione di repressione del dissenso, affermazione del primato temporale della chiesa sui poteri civili di allora, promozione dei principi della controriforma nel territorio sottoposto alla sua autorita’. Si potrebbero citare a proposito le torture cui furono sottoposte centinaia di persone processate per stregoneria, la persecuzione di protestanti ed eretici con eventi quali la condanna al rogo di 10 donne e il prevosto della Val Mesoncina ("spirito" mantentuto vivo a breve distanza dalla morte del "santo" per opera del cugino, Federico Borromeo, correo e mandante del "sacro Macello di Valtellina"!), la soppressione dell’ordine degli Umiliati con la confisca dei beni e l’omicidio dei suo i vertici, l’ampio ricorso a scomuniche contro gli oppositori, l’organizzazione di una milizia armata ai suoi diretti ordini (antesignano delle contemporanee "ronde"…?!).
Del resto questo suo spirito illuminato e filantropico fu testimoniato anche dall’ossessiva misoginia di cui era affetto, espresso dalla famosa frase riportata dal Grattarola: "il Castissimo, in tutta la sua vita non volendo mai parlar con donna alcuna, anche se gli fosse stretta parente".
E’ allora curioso pensare all’attualita’ delle polemiche in corso sulla presunta spregiudicatezza dei media nel condannare gli scandali che hanno colpito la chiesa cattolica romana o le supposte congiure ed attacchi alla gerarchia clericale, pur nel quadro di una celebre massima teologica che recita: "Ecclesia immaculata ex maculatis"?!
Ci sono poi forse esigenze di altra natura, essendo tanto in voga un’alacre attenzione a recuperare "santi padani" (cfr. Carlo Borromeo patrono della Lombardia) e/o un orgoglio identitario per i "difensori dellla fede e del romano pontefice" da contrapporre alle secolarizzate e mondane "comunita’ protestanti", di cui fa parte chi Vi scrive?!
Bisognerebbe forse solo avere davvero "Humilitas", riconoscersi peccatori e più semplicemente "uomini" con la vocazione ad una santita’ da vivere nelle scelte d’ogni giorno…



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