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I ragazzi hanno ragione: studiare musica è difficile

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18 Ottobre 2011

Caro direttore,

vorrei con la presente mettere un appunto all’accorato appello degli studenti della sezione musicale del liceo Manzoni.

Probabilmente con la mia lettera mi attirerò sicuramente inimicizie che mi saranno contro producenti essendo io un’insegnante di musica della provincia, ma è giunta l’ora che qualcuno dica quello che tanti pensano ma tengono per loro.

Purtroppo i cari ragazzi del Manzoni, alcuni dei quali ho avuto il piacere di averli come studenti, hanno perfettamente ragione ma non riusciranno a far valere i loro diritti perchè essendo la loro una situazione destinata a morire entro pochi anni sono assolutamente "sacrificabili" per qualcuno.

Riguardo alla questione economica ci troviamo di fronte ad una situazione diffusissima in tutta Italia in cui le scuole di musica private (esclusi quindi Conservatori, istituti pareggiati e Licei Musicali Statali) sono le prime ad avere interesse che i ragazzi stiano con loro il più a lungo possibile per far fronte alle spese.

Io stessa lavoro presso una di queste scuole e so che le questioni economiche per tenere in piedi una grossa struttura sono prioritarie ma tutto ciò va a scapito dei ragazzi che studiano!

Le rette sono altissime.

La qualità dell’insegnamento non è sempre il migliore perchè gli insegnanti, spesso e volentieri, hanno appeso al chiodo lo strumento da anni e insegnano qualcosa che loro stessi non sono più in grado di fare

I programmi svolti sono di scarsa qualità perchè queste scuole si basano (erroneamente) sulla teoria che facendo vedere quanto è facile e divertente studiare musica la gente subisca una maggiore attrattiva verso questa, già di per sè, affascinante attività, con però il risultato che ci vogliono dagli 8 ai 12 anni per portare un ragazzo dal livello 0 al livello 5^ anno (cosa che dovrebbe succedere appunto in 5 anni!!)… Studiare musica non è facile!

I voti dati a fine anno sono altissimi così che i ragazzi siano invogliati a proseguire lo studio ma, chiediamoci, se i ragazzi fossero valutati da una commissione di Conservatorio quale sarebbe il risultato?

E alla fine di tanti soldi spesi, di tanti sacrifici fatti e tante ore passate a studiare che titolo di studio rilasciano queste scuole?

In conclusione vorrei fare un augurio a questi ragazzi, che continuino ad amare la musica, a praticarla e che tengano sempre il cervello su "on" per capire cos’è meglio per loro e dove li può portare la strada che intraprendono: se non vedono la meta probabilmente non è la strada adatta!

 

prof. Federica Bettonte

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