I supereroi con il camice dell’ospedale di Varese

29 Agosto 2025
Caro direttore,
tramite voi vorremmo (ci piacerebbe) che questa nota arrivasse a destinazione. Grazie
Vorremmo condividere con tutti voi una riflessione, in merito a personaggi che tutti conosciamo, ma a cui nessuno, o quasi, da la giusta importanza: i supereroi. Tutti li conosciamo, tutti sappiamo chi sono. Conosciamo i loro nomi e le loro avventure. Di alcuni di loro conosciamo addirittura pregi e difetti. Poche informazioni che ci fanno credere di sapere tutto dei nostri eroi.
Ma è davvero così? È uso comune credere che i supereroi siano soliti indossare tute elasticizzate e mantelli, e volino sopra le città per proteggerne gli abitanti. Ma sfatiamo questo mito. Torniamo coi piedi per terra. Visualizziamo quelli che sono davvero degni di essere chiamati così.
I supereroi odierni, per lo meno i nostri, non volano e non indossano tute o mantelli. Camminano per i corridoi dell’ospedale di circolo di Varese, al primo e al secondo piano (reparti di terapia intensiva cardiochirurgica e cardiochirurgia) e indossano semplicissime divise (bianche, verdi, azzurre, gialle, il colletto ogni tanto colorato), abiti normalissimi su persone normalissime che ogni giorno, ad ogni ora, nel loro lavoro fanno la differenza.
Supereroi che non si preoccupano del fatto che il loro turno sta finendo, che non ti dicono mai che sono stanchi, che ti seguono non perché sei un numero su un letto ricoverato, ma perché in quel momento sei una persona che ha bisogno di loro. Supereroi moderni, che oltre a guardarti come paziente, ti vedono come essere umano. Sono empatici, attenti, premurosi, non sanno cosa siano stanchezza o indifferenza.
Il rapporto umano è alla base del loro lavoro. Persone che, si, hanno studiato per farlo, ma lavorano col cuore, non per lo stipendio ma per te. Prima c’è la persona, poi il paziente. Giorni fa noi abbiamo avuto modo di conoscere e avere a che fare con questi supereroi. Disponibili in ogni momento, ad ogni chiamata, per ogni dettaglio. Non c’è mai una chiamata inutile, non c’è mai un tono scomposto, mai una faccia alterata.
C’è un sorriso per tutti, una parola di conforto, una battuta, così come una mano tesa in caso di bisogno. E noi di bisogno, questa volta, ne abbiamo avuto tanto. Sia dal punto di vista medico, con una gravissima situazione cardiaca da loro affrontata tempestivamente, che dal punto di vista umano, che ha fatto si che ad un padre infartuato, appena operato al cuore, impossibilitato nei movimenti, venisse permesso di salutare per l’ultima volta una figlia, prima del suo ultimo viaggio.
Organizzazione, preparazione medica, empatia, collaborazione, disponibilità e grandissima professionalità han fatto si che due persone, emotivamente legate, abbiano potuto salutarsi per l’ultima volta. Un intero reparto che si è mobilitato per quest’ultima avventura, con tutte le precauzioni e i rischi del caso. Di questo si dovrebbe parlare quando si nominano i supereroi. Di questo dovrebbero parlare i telegiornali. Di divise colorate che tutti i giorni si muovono affinché a fine turno, si possa dire: «anche oggi ce l’abbiamo fatta». Perché non tutti i supereroi indossano una maschera, perché, come disse Flash in una delle sue puntate: «Il problema di essere un supereroe è che devi essere preparato ad affrontare l’imprevedibile». E con noi, loro lo hanno fatto.
Un caloroso ringraziamento a tutto il personale di questi 2 reparti, con l augurio e la speranza che tutti si riesca a diventare come loro.
Salvatore Cantarella e Samantha Rossi
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