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Il crocifisso per un ateo

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3 Ottobre 2012

Caro Direttore,

leggo con estrema attenzione la lettera della persona che lavora in Regione Lombardia e che ha segnalato la presenza del crocifisso all’interno di una struttura pubblica e statale.
Leggo anche con rammarico alcuni commenti. Secondo me la persona in questione ha sollevato ancora una volta l’eterno dilemma di questo paese.

Per me il crocifisso è una statua raffigurante un uomo grondante di sangue, con mani e piedi inchiodati su assi di legno, ritratto nel momento prossimo alla sua morte. Morte tra l’altro atroce in mezzo ad agonie indicibili. Morte che sopraggiunge dopo ore in quello stato facendosi leva sulle gambe per contrastare la pressione toracica e il relativo soffocamento.

Si tratta di una immagine agghiacciante e a dir poco orrida. Però non ne siamo spaventati perchè ormai ne siamo abituati. Ce l’hanno ficcata nel cervello fin dalla tenera età e forse ormai molti di noi non la notano nemmeno più.

Io che sono ateo la noto eccome. Non mi dà fastidio. Non la vorrei togliere accecato dall’intolleranza. Ma la osservo. Insieme a me la notano tutte quelle persone che cattoliche non sono e forse con un certo timore reverenziale si domandano quale religione possa erigere a suo simbolo una immagine così truculenta.

Ma se per un momento lasciamo stare il significato simbolico di tale raffigurazione mi domando come uno Stato si possa professare laico se si sente autorizzato ad erigere in ogni struttura pubblica che dovrebbe accogliere tutti i cittadini, credenti e non,  una immagine di tale siffatta crudeltà e dolore anche se rappresentativa del dna di una religione.

Io sono estremamente garantista. L’esposizione di qualsiasi simbolo dovrebbe essere libera ed incondizionata da preconcetti morali ma non indisciplinata, perchè occorre rispettare le usanze, le idee, le culture, le religioni di tutti e non solo della maggioranza. L’esposizione dei crocifissi dovrebbe avere una assoluta libertà nelle chiese, nei luoghi di culto, nelle case delle persone e in tutti quegli spazi che si possano definire privati.

Ma perchè mai dovremmo esporre un crocifisso in una struttura pubblica, in un edificio del governo, in un comando di polizia?

Il moderno credente ha bisogno di piazzare crocifissi in ogni dove per ricordare le radici cristiane di questo paese? Se sì allora mi permetto di dire che tali radici non sono così tanto robuste e solide se si devono sempre rinforzare con la simbologia e la iconoclastia.

Nella lettera del nostro lettore/lettrice abbiamo raggiunto quasi il paradosso. Il luogo dove è stato appeso il crocifisso (Palazzo Lombardia immagino) mi sembra molto il tempio profanato dai mercanti, dalle meretrici e dagli strozzini. Quello stesso tempio dove chi chiamate Gesù si è scagliato molto tempo fa con tutta la sua ira e il suo sdegno.

Non male come paradosso. Non c’è che dire.

Felice Griffi - Tradate (VA)

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