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Il dramma sincero del ministro

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5 Dicembre 2011

Le considerazioni sulla fallibilità umana, che condividevo giusto oggi con la mia amica Flavia, sono il giusto commento a quanto è accaduto stasera, nel corso della presentazione in conferenza stampa della nuova manovra.
Piange la Ministra Fornero nel pronunciare la parola «sacrificio», quella parola che, insieme alla iunctura (ben poco callida) «lacrime e sangue», da un mese a questa parte è stata usata con deprecabile leggerezza dalla stampa selvaggia. Piange la Ministra Fornero e il primo pensiero che vedo emergere da certi post su Facebook è, quando va bene, «lacrime di coccodrillo», il che è frutto di una stagione storica che ha svuotato la politica di contenuto umano, che l’ha resa il palcoscenico di puttanieri e macellai, non già di donne e uomini.
Ciò che in questo momento mi fa essere sinceramente orgoglioso del mio Governo è il dramma sincero che rispecchia il vero coinvolgimento di chi i «sacrifici» li deve imporre (ci ricordiamo la supponenza di Tremonti e il menefreghismo di Berlusconi, o no?); è l’eleganza e la delicatezza del Presidente del Consiglio nel continuare la relazione della Ministra Fornero e nel giustificare una domanda inopportuna con la sua «dizione frettolosa», piuttosto che con la disattenzione del giornalista (ci ricordiamo di quando Berlusconi rispondeva ai giornalisti “antipatici”, o no?); è semplicemente il messaggio genuino che questi signori riprendono (o cominciano, non saprei) a trasmettere: che le promesse elettorali sono risibili, che non è possibile essere governati da Super Man, che tutti gli uomini possono incorrere nel fallimento, da scongiurare rigorosamente e vigorosamente con le armi dell’umiltà e della competenza, ma mai da bandire come ipotesi irrealizzabile («Sono invincibile» non ci ricorda nulla?).
 
Massimiliano Labanca

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