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Il fallimento di un sistema economico e sociale

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21 Giugno 2013

Caro direttore
Nel 1867 esce il primo volume di un’opera che, secondo l’efficace definizione di un amico di Marx, è “certamente il missile più tremendo che mai sia stato scagliato in testa ai borghesi”. Ivi Marx individua le invarianti (ossia gli elementi e le relazioni immutabili) del modo di produzione capitalistico, che possono essere riassunte in tre caratteri fondamentali: 1) il capitalismo è orientato alla crescita, necessaria per garantire i profitti e l’accumulazione (quindi, crisi = assenza di crescita); 2) la crescita dipende dallo sfruttamento della forza-lavoro nel processo produttivo (ciò non significa necessariamente che i lavoratori guadagnino poco, ma significa che la crescita dipende sempre dal divario fra quanto i lavoratori guadagnano e quanto creano); 3) il capitalismo è necessariamente dinamico dal punto di vista tecnologico e organizzativo (ciò, nel mentre dipende dalle leggi della concorrenza, che spingono i capitalisti a innovare continuamente, determina un mutamento delle forme della lotta di classe combattuta da entrambe le parti sul mercato del lavoro e per il controllo dei lavoratori). Marx ha dimostrato che queste tre condizioni necessarie del modo di produzione capitalistico sono incoerenti e contraddittorie, che le crisi sono necessariamente immanenti allo sviluppo capitalistico e che non vi è alcun modo in cui la combinazione di queste tre condizioni necessarie possa produrre una crescita stabile e lineare.
Orbene, è vero che non si può calcolare con esattezza matematica quando finirà il capitalismo, ma è altrettanto vero che il suo cuore finanziario è in fibrillazione: se si aziona la valvola che scarica le tensioni è certa la recessione; se si lasciano correre i capitali a briglia sciolta è certa l’‘overdose’ finanziaria con relativa esplosione del sistema. Questa seconda eventualità è quella che si è realizzata con il ‘botto’ avvenuto ieri su tutte le principali borse del pianeta: un botto che, come hanno osservato con preoccupazione i quotidiani economico-finanziari, è stato di quelli che segnano un cambio di stagione. -2,34% a Wall Street, -3 a Londra e Milano, -3,66 a Parigi, -3,28 a Francoforte. Sono queste le dimensioni di una vera e propria fuga di massa dei capitali dal ‘rischio’, ossia dalle borse.
Dal momento che il sistema finanziario chiede sempre più soldi alle banche centrali, come un tossicomane in crisi d’astinenza, non è difficile prevedere a breve termine un altro grande botto, ancor più devastante di quelli che lo hanno preceduto. Forse anche i non marxisti, coloro che hanno un attacco di orticaria solamente a sentire pronunciare la parola comunismo, se sono onesti intellettualmente, dovrebbero riconoscere il fatto che questo sistema è fallito e sta arrecando danni sempre più gravi e sempre più insopportabili all’umanità.  

Enea Bontempi

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