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Il futuro di mia figlia deciso da un parere delle medie

scuola pixabay
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25 Febbraio 2026

Gentile Direttore,

mi chiedo se sia possibile che nel 2026 il futuro di una ragazza debba essere deciso da un parere della scuola media che, pur essendo formalmente non vincolante, finisce per pesare come una sentenza definitiva.

Mia figlia Rebecca non è la prima della classe, ma è una studentessa con voti positivi e, soprattutto, una determinazione fuori dal comune: ha sempre avuto le idee chiarissime sul percorso da intraprendere. Eppure, si è vista chiudere le porte in faccia dall’istituto superiore che ha scelto perché i criteri burocratici e i ‘consigli orientativi’ contano ormai più della sua ferma volontà di studiare.

La cosa più amara è vederla paragonata a chi non ha mai aperto un libro. Per il sistema scolastico sembra non esserci alcuna differenza tra il disinteresse totale e l’impegno di chi, pur con le proprie fatiche, sceglie di applicarsi ogni giorno con onestà. Rebecca è diventata un numero da smistare, ignorando completamente la sua serietà e la sua coerenza.

A questo punto sorge spontanea una domanda: a cosa servono i Saloni dell’Orientamento, le micro-lezioni e le presentazioni che illudono i nostri ragazzi, se poi tutto si riduce a un’illusione? È frustrante vederli convinti di poter scegliere il proprio domani, per poi scoprire che i loro desideri non hanno valore davanti alla burocrazia, nemmeno quando sussisterebbe il criterio della vicinanza territoriale.

Che senso ha parlare di orientamento se poi trasformiamo i sogni dei giovani in pratiche che tarpano le ali a chi, con le idee chiare, chiede solo di poter dimostrare il proprio valore?

Elisabetta da Busto Arsizio

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