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Il paese senza marciapiedi

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27 Marzo 2007

Egregio direttore,

nella sua lettera “Manca l’amore per il territorio”, Giorgio Radaelli cita, tra le numerose carenze che affliggono le strade del nostro territorio, la mancanza di marciapiedi. Ne approfitto subito, cogliendo al volo l’occasione per sollevare un problema a mio parere molto indicativo, emblematico di una mentalità che ci vuole prima di tutto automobilisti e solo secondariamente esseri umani.

Ancora una volta, scusatemi, Velate si presta ad essere un
ottimo esempio. Nelle vie di Velate non esistono marciapiedi. Le strade sono interamente dedicate al transito delle auto in entrambi i sensi, anche nei tratti dove lo spazio disponibile è insufficiente al loro contemporaneo passaggio (vi lascio immaginare cosa succede quando sopraggiunge l’autobus della linea P). Non esistono marciapiedi, dicevo, ma una spiritosa linea bianca a circa 30 centimetri dai muri delle case. All’interno di questa,
presumo, dovrebbero camminare i pedoni, magari con tanto di bimbo in carrozzina. La strada è delle auto e solo delle auto.
Da Velate, se non ci si immerge nei boschi di Campo dei Fiori, si può soltanto scendere ad Avigno oppure andare a S.Ambrogio per via Adige: entrambi questi percorsi non sono
pensati per il pedone e percorrerli a piedi è indubbiamente pericoloso.

Ma lasciamo Velate e percorriamo a piedi la strada che da Casciago porta a Morosolo: scopriremo che, esclusi duecento metri di passeggiata panoramica e marciapiede ampio che dal nulla nascono e nel nulla finiscono, dovremo muoverci, curva dopo curva, “walking like an egyptian”, appiattiti contro i muri e le recinzioni delle case per non essere travolti dalle auto di passaggio. Di questi esempi ce ne sono tantissimi, purtroppo, e tutti disegnano paesi e borghi di fatto isolati tra loro, perché l’unico modo
pensato per collegarli è il mezzo a motore.
Dalle nostre case si entra e si esce in auto, punto e basta. A piedi non si raggiunge agevolmente nessun luogo, non è previsto. Dalle nostre parti il pedone non può andare da A a B se non con estrema difficoltà e in poca sicurezza. Se proprio vuole fare due passi, sarà meglio che li faccia nella ristrettissima orbita di A o di B.

Quando leggo di inquinamento da gas di scarico, di danni da vita sedentaria, di perdita di relazioni tra abitanti la stessa zona, di problemi legati alla mobilità degli anziani, in un borgo che non ha marciapiedi per sé e per
unirlo ad altri borghi del suo stesso comune, ho la sensazione che qualcosa di profondamente radicato in noi, e di profondamente auto(tanto per cambiare)lesionista ci impedisca di guardare alla realtà delle cose che sono
davanti ai nostri occhi e di affrontarle con coraggioso buon senso.

Paolo Pedrazzini

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