L’assoluzione non smacchia il “Caimano”
21 Luglio 2014
Gentile direttore,
I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby. La sentenza di secondo grado, che cancella penalmente le due accuse infamanti, è un rovesciamento clamoroso di quella di primo grado nella quale l’ex- premier, com’è noto, era stato condannato a sette anni. Per Silvio Berlusconi quei giudici che, fino a ieri erano considerati dei “pazzi assassini” e “toghe rosse” di colpo, dopo questa assoluzione sono diventati dei Santi che lavorano con “equilibrio e rigore ammirevole. Forza Italia brinda all’assoluzione, e Brunetta invoca una “Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti oscuri che hanno stravolto con un golpe la democrazia in Italia. Questa sentenza impone di riscrivere la storia di questi anni. Ed impone, come minimo risarcimento, la grazia subito per Silvio Berlusconi. La sentenza compensa in parte la macchina del fango montata in questi anni.” In sostanza a sentire gli uomini fedeli a Berlusconi la sentenza di condanna di primo grado era ingiusta e sbagliata e quella di secondo grado giusta e corretta perciò è necessario restituire dignità politica all’ex-premier. Ora se dovessimo seguire questa visione della giustizia dovremmo pensare che non esisterebbe l’imparzialità della Magistratura e che i giudici che hanno condannato l’ex-premier nel primo grado erano comunisti; mentre quelli che l’hanno oggi assolto dovrebbero essere di destra. Questo modo manicheo e plebeo di considerare i giudici “buoni” o “cattivi” secondo le sentenze che emettono è il frutto perverso di anni di attacchi ai magistrati. E’ bene ricordare che nei processi c’è l’accusa e c’è la difesa, ci sono i testimoni per l’una e l’altra parte, c’è la costituzione della parte civile ecc.; e poi ci sono i giudici, che valutando il tutto, emettono le sentenze. Il sistema processuale penale in Italia è molto articolato e riserva spesso anche delle soprese. Si può essere condannati in primo grado, assolti in appello e magari ricondannati in Cassazione. Questo è il sistema democratico della giustizia, che si regge sulla divisione dei poteri e sulla legittimità delle deliberazioni. L’alternativa a questo sistema è il caos dove regna la legge del più forte e del potente politico di turno. Penso però che le sentenze vadano rispettate da tutti e soprattutto da chi riveste ruoli e importanti funzioni Istituzionali: sia quando si tratta di sentenze di condanna che di assoluzione. Le sentenze non costituiscono verità assolute proprio perché emanate da uomini che, essendo dei comuni mortali fallibili e non padreterni immortali ed infallibili, possono, nell’interpretazione di uno stesso fatto di reato, con opposte disposizioni sanzionatorie, avere valutazioni diverse. E ciò – ricorda Michele Prospero – rientra in quella ermeneutica giudiziaria che induceva uno dei più importanti teorici del diritto del Novecento il filosofo Hans Kelsen a dichiarare che la certezza del diritto è solo un’illusione, un mito”. Il filosofo Popper diceva: “ siamo liberi perché fallibili”. Le sentenze dei tribunali sono una cosa, mentre il giudizio politico e quello morale sono un’altra. Quindi c’è poco da brindare. La sentenza di assoluzione non può cancellare le notti di Arcore con le sue “famose cene eleganti”, con le “olgettine”; le varie ragazze che allietavano le serate del premier con il “bunga bunga ; il Parlamento che, agli ordini di Berlusconi, deliberava, mentre il Paese dava a rotoli, che Ruby era la nipote di Mubarak (cosa che fatto ridere tutto il mondo); no, tutto ciò resta come una macchia indelebile che non può essere rimossa né smacchiata con una sentenza penale assolutoria. Un uomo politico è tenuto a rispettare l’art.54 della Costituzione che impone ai cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche “il dovere di adempierle con disciplina ed onore.” Del resto in proposito già il filosofo olandese Erasmo Da Rotterdam, nell’opera: Institutio principis christiani, del 1516, richiama ad una condotta morale ineccepibile chi ricopre cariche pubbliche: “Il buon principe deve comportarsi e condurre una vita tale che da essa tutti gli altri, nobili e cittadini, possano trarre esempio di frugalità e di sobrietà. In privato si comporti in modo da non poter mai essere sorpreso dall’intervento di nessuno […]. Tutto ciò che si coglie sulla bocca del principe si sparge rapidamente tra il popolo. Occorre quindi che stia soprattutto attento che quello che dice ispiri virtù e riveli un animo degno di un buon principe”. Rivolgendosi direttamente al principe Erasmo scrive tra l’altro: “Da che ti sei votato allo Stato non sei più libero di vivere a tuo piacere; occorre che tu sostenga e osservi il ruolo che hai assunto. Nessuno partecipa ad una gara olimpica senza aver prima valutato che cosa esiga da lui la legge che regola il gioco”. La parte più accorta ed avveduta dei cittadini non ha certo bisogno di altri processi ( e ve ne sono altri in via di definizione), per sapere chi è Berlusconi e qual è il mondo nel quale è vissuto in questi ultimi anni. Però in attesa delle motivazioni della sentenza, che leggeremo fra 90 giorni, penso che su tutta questa vicenda processuale si possa dire che rimangono molti fatti da chiarire. I giudici d’Appello riferendosi all’accusa di prostituzione minorile hanno sanzionato che i fatti a lui contestati “non costituiscono reato”; ma ciò non significa che la prostituzione minorile non ci sia stata; mentre “La Corte d’Appello” – dice Ezio Mauro “ sanziona che non c’è stata concussione nella telefonata in cui il presidente del Consiglio ordinò al capo di gabinetto della questura di Milano di consegnare immediatamente e nottetempo la ragazza Ruby ad una vedette del bunga-bunga spacciata per “consigliere ministeriale”: che appena dopo averla sottratta alla polizia abbandonò la minorenne da una prostituta brasiliana. Perché quest’ansia notturna che spinge un presidente del Consiglio, interrompendo una importante riunione europea a Parigi, ad interferire nelle procedure abituali della polizia dopo un furto, a far balenare addirittura un incidente diplomatico, a mandare una fidatissima olgettina a “esfiltrare” Ruby dalla questura per poi subito abbandonarla a missione evidentemente compiuta? …E’ridicolo , il corto-circuito che Forza Italia tenta un minuto dopo la sentenza, riscrivendo in forma eroica il disastroso addio del Cavaliere al governo, quasi fosse un “colpo di Stato” prodotto dal caso Ruby e non la presa d’atto finale dello sfarinamento di una leadership. Si tratta di un pretesto ideologico per costruire un’epica ideologica a posteriori, che nella dissimulazione della condanna e delle imputazioni esistenti narra al Paese la falsa leggenda della vittima innocente per costruire un percorso impossibile che arrivi alla grazia. Ieri la cornice di pretesto era la pacificazione: oggi l’assoluzione. Lo Stato è come sempre il mezzo strumentale, prima la maggioranza di governo delle larghe intese, poi l’intesa per le riforme. Ma lo Stato, la sua ri-definizione istituzionale di norme e regole, non sopportano scambi sottobanco, ricatti, patti segreti di garanzia invisibile."



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